Venezia: detenuti creano borse, con vecchi striscioni pubblicità

Si chiamano “malefatte” (le foto e le informazioni per comprarle sono qui) ma in realtà sono fatte benissimo.

A forma di shopping, con i manici, coloratissime, in tre modelli e tutte pezzi unici. Sono le borse realizzate dai detenuti grazie al riutilizzo degli striscioni pubblicitari in Pvc, costeranno dai 15 ai 30 euro e potrebbero fare molta strada.

Di certo, per ora, hanno tutta la simpatia del sindaco Cacciari che ieri ha presentato l’iniziativa insieme all’art director dell’Ufficio Grafico del Comune, Fabrizio Olivetti, alla direttrice degli Istituti di pena veneziani, Gabriella Straffi e al presidente della Cooperativa Rio Terà dei Pensieri, Gianpietro D’Errico, che svolge attività di produzione di oggetti nelle carceri veneziane.

Il progetto – come è stato illustrato ieri – è nato da una semplice intuizione: una volta terminata il loro periodo di utilizzo, gli enormi striscioni pubblicitari vengono riciclati come copertura di emergenza per barche, automobili, box che poi vengono gettate. Perché non trasformarli in qualcos’altro, tipo le borse? “Queste borse – ha spiegato Olivetti – portano con sé avvenimenti della città, itinerari, memorie di mostre, eventi e manifestazioni del territorio. Difficilmente però si potrà risalire al contesto originale, perché si tratta di manufatti unici.

Colori e forme assumono infatti una nuova foggia grazie a parti selezionate da ampie metrature”. Il progetto, partito qualche mese fa e ora pronto a concretizzarsi attraverso la vendita delle borse, è piaciuto molto al sindaco, che ne ha proposto la diffusione, ad esempio, nei book shop dei musei e delle mostre della città.

“Mi sembra una bella collezione che dovrebbe funzionare” ha detto Cacciari. Il sindaco si è poi soffermato sulla situazione di sovraffollamento delle carceri, parlando delle gravi condizioni in cui sono costretti a vivere i detenuti. La Straffì ha dato qualche numero da brivido: 316 detenuti al posto di 240 e celle di nove metri quadrati dove dormono in tre. Una convivenza che, come ha spiegato la direttrice delle carceri veneziane, “sta diventando sempre più difficile e problematica”.

Fonte: La Nuova di Venezia, 29 maggio 2009

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