Leila Alaoui, fotografa per i diritti delle donne, uccisa a Ouagadougou

f3c00e_7676bce9acef49cbb1e6ce022b4a9c60C’è stato un attentato, il 15 gennaio, rivendicato da  Al Qaeda.. Solo che non ne parla quasi nessuno, perchè non è mica avvenuto a Parigi o Londra o New York, ma in Africa, in Burkina Faso. E allora? Da noi se ne parla perchè è morto il figlio di un ristoratore italiano, un bambino di 9 anni. E anche lei: la fotografa Leila Alaoui.

Era una ragazza libera. Una che non si fermava davanti alle definizioni e alle apparenze. Ed è stata uccisa nell’attentato che venerdì scorso è costato la vita a 29 persone a Ouagadougou. Un gruppo di persone armate ha preso d’assalto l’hotel Splendid e il caffè-ristorante “Le Cappuccino”, frequentati da occidentali e in particolare da personale dell’Onu.

Leila Alaoui era in Burkina Faso per conto di Amnesty International per un reportage fotografico sui diritti delle donne. Leila era una fotografa nota. Aveva esposto negli Usa, in Libano. I suoi lavori erano stati pubblicati tra gli altri dal New York Times, da Le Soir, Vogue. Suoi ritratti sono esposti in questi giorni al Museo Mohammed VI di Arte moderna e contemporanea di Rabat.

Leila era nata a Parigi ed era cresciuta in Marocco. Aveva studiato fotografia a New York e poi viaggiato tra il Marocco, il Libano e gli Emirati Arabi. Aveva vissuto a Marrakesh e Beirut. I suoi reportage erano incentrati sul mondo arabo e sulla condizione femminile. Amava il suo lavoro, lo considerava uno strumento per cambiare il mondo. “Era un’artista che brillava”, scrive il New York Times. “E lottava per i dimenticati della società, i senzatetto, i migranti. Usando una sola arma, la fotografia”.
Per vedere alcuni suoi scatti: http://www.leilaalaoui.com/

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