Vuoi pubblicare su gender/sexuality/italy?

Il comitato scientifico internazionale annuncia il call for submissions per il Numero 3, 2016 di gender/sexuality/italy (g/s/i), una rivista digitale peer-reviewed sugli studi di genere nella cultura italiana.

Gli articoli, in inglese o italiano, devono essere inoltrati attraverso il website della rivista, nella pagina Submit an Article, non devono superare le 10.000 parole (spazi, bibliografia e note compresi) e devono conformarsi allo standard di The Chicago Manual of Style.

I contributi possono includere materiale multimediale (foto, files video e audio), a patto che si ottengano le necessarie autorizzazioni e non infrangano le regole di copyright. La scadenza ultima per l’invio di un contributo è il 30 gennaio 2016. Per ulteriori dettagli, si prega di consultare la pagina Submission Guidelines o di inviare un’email a info@gsijournal.com

Gli articoli accettati saranno pubblicati online nel Numero 3, 2016 di g/s/i.

La rivista è composta da quattro sezioni:  1. Themed Section, 2. Open Contributions3. Invited Perspectives e 4. Reviews.

  1. Themed Section: Genere e linguaggio

Curatori: Fabio Corbisiero (Università di Napoli Federico II), Pietro Maturi (Università di Napoli Federico II), Michela Baldo (University of Leicester)

Le lingue umane – spesso a torto viste come strumenti neutri di etichettatura dell’esistente – influenzano significativamente i sistemi simbolici dei/delle parlanti e ne sono a loro volta influenzate, sia dal punto di vista dell’organizzazione dei significati sia da quello dell’interazione diretta tra comportamento linguistico e realtà esterna. Come ci ha mostrato la teoria degli atti linguistici, infatti, questi possono svolgere nella situazione comunicativa – e, per esteso, nella comunità linguistica – un ruolo di tipo non solo informativo ma anche di tipo performativo, assumendo la funzione di vere e proprie azioni che modificano la realtà.

L’espressione del genere grammaticale è un esempio evidente di come una struttura simbolica e culturale asimmetrica, gerarchica e non coerente si riproduca in tante lingue, tra cui in italiano. Un orientamento eteronormativo distingue le scelte linguistiche di genere nel contesto italiano e determina non solo la supremazia del genere maschile sul femminile (gli unici due generi formalmente presenti nella lingua italiana), ma conserva l’invisibilità di altri generi rappresentati nelle comunità queer. La prevalenza del maschile sul femminile e sugli altri generi, che si osserva in tutti gli aspetti delle pratiche di vita quotidiana (lavoro, istruzione, famiglia, sessualità…) così come nell’ambito di settori specialistici (linguaggio giuridico, politico, burocratico, ecc.), si manifesta attraverso gli usi linguistici pubblici e privati. In Italia il dibattito su un uso non sessista della lingua – già lanciato da Alma Sabatini nel 1987 – tarda ancora a produrre effetti significativi. Per esempio, nella lingua correntemente usata dagli organi istituzionali o di potere come i media, nonché nel parlato e nello scritto comuni, si osserva una forte resistenza alla femminilizzazione dei sostantivi e si tende a usare il maschile con funzione “neutra”, oltre che “collettiva”. Questi usi implicano una subalternità del femminile al maschile, e nascondono la presenza delle donne nelle funzioni professionali e all’interno dei gruppi misti.

Parallelamente la società tradizionale eterosessista usa strumenti anche linguistici per mantenere inalterato lo stato di fatto e costruisce a tutti i livelli un discorso sul genere e sulla sessualità esplicitamente o implicitamente orientato in direzione omofobica e transfobica, oltre che sessista e misogina, attraverso un uso spesso violento della sostantivazione dell’aggettivazione, sia dal punto di vista del genere grammaticale, sia da quello lessicale, sia da quello della rappresentazione discorsiva delle relazioni interpersonali, sessuali e familiari.

L’ipotesi di numero monografico nasce da una riflessione avviata dalla Sezione AIS – Studi di Genere e dal dibattito pubblico durante il Convegno “Genere e Linguaggio: i segni dell’uguaglianza e della diversità” di Napoli (4/5 dicembre 2014) sul modo in cui il genere e l’orientamento sessuale vengono rappresentati attraverso il linguaggio. A partire dall’ipotesi che le parole possono essere un efficace strumento della lotta alle disuguaglianze basate sul genere e sull’orientamento sessuale, questo numero di g/s/i mira ad approfondire la riflessione, teorica ed empirica, sulle relazioni reciproche tra mutamento sociale ed evoluzione degli usi linguistici legati al genere e all’orientamento sessuale.

In particolare si vuole mettere a fuoco il permanere, a tutti i livelli, di usi sessisti ed eterosessisti del linguaggio da parte delle istituzioni e da parte di individui (non solo uomini, non solo eterosessuali), descrivendo anche le caratteristiche e i limiti dell’evoluzione in corso. D’altro lato si intende raccogliere stimoli e proposte nella direzione di una trasformazione radicale degli usi nell’ambito della realtà linguistica italiana anche in relazione a quanto proposto o realizzato in altri Paesi e in altri sistemi linguistici.

In particolare ci interessa articolare le riflessioni nei seguenti ambiti, da intendersi come non esclusivi:

–     Usi linguistici sessisti e non sessisti: la designazione delle donne con sostantivi maschili o femminili; l’uso del maschile o altre modalità per designare gruppi misti di donne e uomini; l’uso del maschile o altre modalità per designare persone di cui non sia ancora noto il genere. Le iniziative antisessiste nel contesto linguistico italiano, anche viste in relazione alle innovazioni linguistiche antisessiste nelle lingue del mondo.

Genere e generi: il superamento della categoria del genere oltre le relazioni di potere; tassonomìe e pluralizzazione del genere; nuove costruzioni concettuali e classi semantiche per definire il genere; nuovi usi per indicare gruppi misti o individui non connotati sessualmente (asterischi, barre oblique, trattini, ecc.).

–     Linguaggi maschili e femminili: la variazione diagenerica in sociolinguistica (aspetti testuali, pragmatici, lessicali, semantici, sintattici, fonetici).

–     Usi linguistici eterosessisti e non eterosessisti: l’orientamento eteronormativo degli usi linguistici nella comunicazione pubblica e privata; l’invisibilità delle persone omosessuali, bisessuali o queer e delle persone non categorizzabili come “maschili” o “femminili” (transgender, genderqueer) nel discorso pubblico e privato; il lessico e la semantica dell’omofobia e della transfobia; la “political correctness” e gli usi linguistici dell’“ally” nel contesto italiano; la percezione sociale del linguaggio relativo al genere e alla sessualità. Le iniziative non-eteronormative nel contesto linguistico italiano, anche viste in relazione alle innovazioni linguistiche nelle lingue del mondo.

Linguaggio, genere e sessualitàculture, segni, linguaggi e semantiche delle comunità Lgbtqiaa e delle loro interrelazioni; i linguaggi Lgbtqiaa nel discorso pubblico e privato (code-switching, tratti stereotipici); gli usi linguistici delle comunità Lgbtqiaa; il lessico e la semantica dei generi nelle categorie Lgbtqiaa.

–     Traduzione, genere e sessualitàl’importanza della traduzione nella creazione di nuovi usi linguistici in materia di genere e sessualità; la traduzione come consolidamento o trasformazione del linguaggio eterossessista.

Per ulteriori informazioni contattare i Curatori del numero tematico Fabio Corbisiero fabio.corbisiero@unina.it, Pietro Maturi maturi@unina.it, o Michela Baldo mb648@leicester.ac.uk.

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