Siamo puttane se siamo libere

11665386_10153310617140783_5035217658008172879_nUna quindicenne è stata stuprata a Roma da un uomo. Se fosse stato un immigrato, un clandestino o un rom tutti avrebbero puntato il dito contro e invece è un militare, un sottufficiale della marina. La violenza è avvenuta a Roma la notte tra lunedì 29 e martedi 30 giugno da un dipendente del Ministero della Difesa. Cosa dovremmo fare radere al suolo tutte le caserme?? No! La polemica che si è scatenata prende di mira proprio la vittima: una quindicenne sola, di notte e poco vestita. Si insomma se l’è cercata! Doveva stare più accorta! Dopo tutto le adolescenti d’oggi si vestono tutte con quei shorts così succinti che insomma è impossibile non provocare!

La storia vede il militare fingersi un poliziotto e fermare il gruppo di ragazzine che sembra stessero bevendo una birra. Con questa scusa chiede i documenti e l’unica in possesso lo segue per andare in commissariato, ma lì non ci arriverà mai. Il militare la trascina in un parco vicino e abusa di lei “taci o ti ammazzo!”.

Ho trovato molto interessante il post di Cristina Obber “Siamo puttane se siamo libere”che condivido qui con voi:

In tante mi scrivete indignate per i commenti alla notizia dello stupro a Roma, e di questo vi ringrazio. Commenti che – ancora??? – puntano il dito su di LEI, colpevole di essere stata in giro a mezzanotte, colpevole di aver avuto – ma chi l’ha detto? – un atteggiamento o un abbigliamento provocatore, istigatore. Maddechè?.

Lo stupro è un atto criminale e la vittima non ha colpa, a prescindere dai centimetri di pelle scoperta. Se un uomo cammina a petto nudo, nessuno si sente in diritto di aggredirlo a mezzogiorno come a mezzanotte. Dovremmo stringerci tutti intorno alla vittima, maschi e femmine, uniti contro la violenza. E invece no. In questo paese o siamo sante o puttane.

Siamo sante se ci votiamo al sacrificio perenne in nome dei mariti e dei figli, siamo sante se accettiamo come destino qualsiasi forma di espiazione, magari volentieri.

E siamo puttane ogni volta che scegliamo, decidiamo autonomamente di non farci oggetto, di non volere un uomo, di lasciare un marito, di desiderare un corpo. Di godere. Siamo puttane se siamo libere. Di essere ancora così ingiusti ci dovremmo vergognare.

Ripropongo questo articolo, perchè sì, è così anche tra i banchi di scuola: http://27esimaora.corriere.it/articolo/quella-parola-troia-te-la-meriti-anche-tra-i-banchi-di-scuola/

E vi consiglio vivamente di leggere il mio libricino, ahinoi sempre necessario. http://nonlofacciopiu.net/introduzione/

Cristina Obber 2 luglio 2015

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