Festa della donna, Amnesty International: sostieni le donne del Medioriente!

egitto_donne_protestaAmnesty International chiede di inviare messaggi di sostegno alle donne del Medioriente. Dovrebbero essere attivate migliaia di azioni, col focus sui seguenti paesi: Iran, Arabia Saudita, Siria e Yemen – dove le donne sono centro propulsore della richiesta di riforme, ma dove i diritti delle donne sono ancora sotto minaccia.

In Iran, Nasrin Sotoudeh, prigioniera di coscienza ed avvocato per i diritti umani, ha una condanna a 6 anni di prigione, ridotta rispetto agli 11 richiesti nel primo appello, per l’accusa di  “propaganda” e appartenenza a una  organizzazione “illegale” chiamata Centre for Human Rights Defenders. Lei ha respinto ogni accusa.

Amnesty International chiede alle autorità iraniane il rilascio immediato e senza condizioni di Nasrin Sotoudeh.

In Arabia Saudita le donne sono sottomesse al controllo maschile in molti ambiti. Ma il più assurdo è il divieto di guidare. L’anno scorso alcune attiviste hanno rilanciato la campagna “Women2Drive”. Molte donne con patente che vi hanno partecipato sono state arrestate e costrette a firmare una dichiarazione di impegno a non guidare mai più. Sebbene il re abbia annunciato che consentirà alle donne di votare nelle elezioni comunali nel 2015, il divieto di guidare rimane qualcosa che va superato. Amnesty International sta chiedendo a lle persone di tutto il mondo di mostrare immagini e messaggi di solidarietà alle attiviste dell’Arabia Saudita  sostenendo la loro richiesta “drive for freedom”.

Siria: si fa pressione sulla moglie del presidente perché chieda più diritti umani. Asma al-Assad ha fatto poco, niente, per protestare contro la brutalità delle forze governative che stanno massacrando il popolo siriano. Anzi, è apparsa pubblicamente per sostenere suo marito! Questo contrasta  con il suo impegno umanitario e per le cause sociali, inclusi i diritti delle donne, ostentati prima del 2011. Amnesty International chiede agli attivisti per i diritti umani di tutto il mondo di inviarle lettere perché agisca……… (non forniscono però link a una campagna o dati su dove inviare…).

Yemen Le donne hanno contribuito a creare una vibrante società civile in Yemen, la giornalista e attivista per i diritti umani Tawakkol Karman è una delle tre donne che ha ottenuto il Premio Nobel.  Le donne sono state anche molto paryecipi nelle proteste che chiedevano riforme politiche e nel campo dei diritti umani. Ma la discriminazione contro le donne esiste ancora. Le donne che hanno partecipato l’anno scorso alle proteste pacifiche  sono state molestate, arrestate e in alcuni casi anche picchiate. Altre sono state minacciate da parenti maschi, che sono stati spinti dalle autorità a controllarle. Il diritto di famiglia  è ancora discriminante verso le donne ed impedisce alle donne vittime di violenza domestica di ottenere giustizia.  Amnesty International ha lanciato un mail bombing per chiedere alle autorità tradizionali dello Yemen di lavorare con le attiviste per i diritti umani per bloccare leggi e tradizioni discriminatorie, nel paese.

Io sostengo che per la Siria la campagna citata è troppo poco. Asma non ascolterà nessuno, in nome del dovere all’accondiscendenza coniugale. Ipocrita.

La stessa Amnesty International ha preparato un rapporto sulle persone arbitrariamente detenute, rapite e sparite in Siria da presentare al prossimo Consiglio sui Diritti Umani dell’ONU dal 2 al 25 marzo 2015. Ha comunque una pagina dedicata alla Siria dove pone in evidenza i problemi dei detenuti e torturati dal regime e dei profughi che l’Europa è tenuta ad accogliere.

Nel febbraio 2014 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha emanato al Risoluzione 2139 che chiedeva a tutte le parti in conflitto di smettere gli attacchi indiscriminati, gli attacchi diretti contro i civili, il rilascio dei detenuti e di consentire la consegna degli aiuti umanitari. Ma un anno dopo constatiamo che questa risoluzione è stata completamente ignorata dal governo siriano.

Diana Seeman di Amnesty International nota che oggi la vita in Siria è ancora da incubo. Gli attacchi contro i civili proseguono. Recentemente ha raccolto la testimonianza di Farah, una donna che vive a al-Raqqa, 160 kilometri a nord di Aleppo, zona ora sotto controllo dell’ISIS. Riferisce che per 4 giorni alla fine di novembre, il governo siriano ha fatto 21 bombardamenti aerei sulle aree residenziali, uccidendo almeno 87 civili. La voce di Farah era tremante, al telefono, mentre descriveva come sua figlia gravemente ferita fosse stata estratta dalle macerie dopo che un aereo del governo siriano aveva bombardato casa loro il 28 novembre.

“Eravamo tutti in casa, quando improvvisamente un missile ha colpito la casa intorno a mezzogiorno, Sono riuscita a prendere mio figlio e correre fuori prima che la casa crollasse ma non ho potuto salvare mia figlia che stava nel bagno” ha detto. Farah non sapeva dell’esistenza di nessun obiettivo militare nei dintorni. Il giorno stesso, il governo ha negato di avere colpito i civili. Potremmo supporre che si trattasse di un attacco americano, ma non risultano azioni americane, quel giorno.

… non succede solo a Raqqa. Intanto, attivisti per i diritti umani, giornalisti e persone che portano aiuti umanitari vengono ridotte al silenzio. Molti vengono detenuti. Molti sono uomini,  come Louay Hussein, accusato di avere scritto che lo stato siriano sta collassando. O gli attivisti per i diritti umani Mazen Darwich, Hussein Gharir and Hani al-Zitani accusati di sostenere i terroristi contro il governo… Ma non mancano le testimonianze di donne arrestate e torturate dal regime. C’è di recente una testimonianza al quotidiano Zaman al-Wasl di una donna detenuta per tre mesi al centro di detenzione al-Khatib, poi liberata. Parla di donne appese per le mani al soffitto, ustionate volutamente, sottoposte alle torture dell’acqua fredda, di dita rotte schiacciandole nelle porte. Ma quello che Om Ahmed ha subito, secondo la sua testimonianza, è poco rispetto a quanto subito da altre detenute, ragazze sottoposte a stupri e dottori conniventi. Anche bambine di 10 anni erano nella prigione, sottoposte allo stesso trattamento…

Allora… le lettere ad Asma non bastano, a placare la mia rabbia.

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