Cacao amaro di Martina Dei Cas

cacao amaroIn un Nicaragua poverissimo, dove la malavita detta regole e detiene il potere, Viana, giovane donna costretta a subire l’abbandono da parte della madre, cerca di affermarsi in un mondo in cui domina la legge del più forte. Grazie all’aiuto di Ena, ragazza ripudiata dal patrigno con il sogno di mettere in piedi un laboratorio di sartoria, Svetlana, donna russa occupata presso un’organizzazione che si occupa di agricoltura, e Carlos amico con cui ha condiviso la gioventù nella comunità di San Martin, Viana riesce a dimostrarsi più forte del mondo violento che vuole schiacciarla, spinta dal più grande dono che la vita avesse mai potuto farle: la figlia Raquel.

Voglio aprire con l’immagine di Viana che osserva i Santini della Vergine scoloriti appiccicati all’uscita di emergenza e i rosari che pendono dagli specchietti dell’autobus e, incapace di pregare, si chiede come può una madre divina lasciare che milioni di donne soffrano così tanto. Mi unisco a lei.

E’ una storia di donne questa. Donne che seguono il destino scritto da altri e donne che invece vogliono essere diverse, che credono nelle loro capacità, nella conoscenza e l’istruzione, che sfidano la malavita e si alleano per vincere la loro battaglia.

Questo libro ci porta nella realtà che è così diversa dalla nostra da sembrare finta. E pensiamo a quanto fortunate siamo che possiamo immergerci solo leggendo o viaggiando brevemente in quei paesi, fortunate perchè alla fine possiamo tornare indietro, semplicemente chiudendo il libro o prendendo un aereo.

L‘intervista a Martina Dei Cas mi ha fatto pensare dapprima alle due ragazze italiane, volontarie in Siria, appena liberate. Ho sentito molte persone criticare la loro scelta, ma forse non sanno che ciò che è nel cuore di chi va in Paesi bisognosi di aiuto è più forte della paura. E quando tornano non sono più le stesse, hanno un bagaglio di emozioni, ricordi, visioni che difficilmente si mette da parte come si fa con un abito che non piace più. Ecco il motivo per cui Martina ha scritto questo libro.

Penso poi a quanto potente sia l’istruzione e di conseguenza a quanta paura faccia. Ricordiamo le oltre 200 studentesse nigeriane rapite il 14 aprile dello scorso anno. Il gruppo ultra-radicale Boko Haram, il cui nome in lingua Hausa significa proprio “l’educazione occidentale è peccato”, “è vietata”, ha rivendicato il rapimento dichiarando che le ragazze saranno vendute, trattate come schiave e sposate a forza perché le ragazze devono lasciare la scuola e sposarsi. Il gruppo si oppone con forza all’istruzione delle donne cercando in questo modo di accrescere l’analfabetismo e la povertà nel paese e di conseguenza il suo controllo sulla popolazione della Nigeria.

E collego tutto al sacrificio di Aung San Suu Kyi che disse ”Usate la vostra libertà per aiutarci ad ottenere la nostra”. Ecco allora perchè le persone viaggiano, fanno volontariato, mettono a rischio la loro vita: quello che fanno è un dono e possono portarci un messaggio che nasce dalle tristezze e bellezze di altri paesi.
Il messaggio di Martina va oltre perchè grazie a questo libro vorrebbe sostenere ragazze e ragazzi di Waslala affinchè possano continuare a studiare, leggere, conoscere, costruire un futuro diverso da quello che la vita ha in serbo per loro. Leggetelo.

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