Madri im_perfette

10415633_10204176514606524_7895921450943883992_nVeronica Panarello è indagata per la morte di suo figlio Loris ucciso il 29 novembre a Santa Croce Camerina vicino Ragusa. 
Un’accusa pesante, un omicidio terribile ancora da chiarire, che ha popolato le testate dei giornali per giorni e giorni con commenti e osservazioni che non hanno nulla a che fare con l’informazione, ma che assomigliano molto ad un linciaggio mediatico, dove la sentenza viene emessa prima di ogni legale verdetto.

Si rovista nella sua vita si passa al microscopio la sua personalità senza nessun rispetto, tutto di Veronica Panarello è diventato pubblico, tutto viene usato per fare notizia. Perché una madre assassina fa notizia.

Hanno scritto: “come si può spiegare ai nostri figli di una madre che uccide il suo bambino?’’, “come si può spiegare loro che la famiglia non è un luogo sicuro dove certe cose non accadono?’’

Eppure ci sono padri che uccidono moglie e figli, nei giorni in cui i giornali erano tutti presi dalla vivisezione della vita di Veronica , un uomo ad Ancona Daniele Antognoni ha ucciso la moglie ed un figlio di 5 anni, a Rapallo Alessio loddo ha ucciso sua moglie e si è gettato dal terrazzo con il bambino di un anno.

Come mai sui padri assassini non ci sono così tante domande? Special televisivi, inchieste e giorni e giorni di martellamento mediatico. Per i padri assassini no? Perché non si scandaglia la loro vita in lungo ed in largo e non li si etichetta come mostri?

Eppure il numero dei padri che uccidono i figli è sicuramente maggiore di quello delle madri. Per gli uomini ci sono le mille attenuanti per i femminicidi e per l’uccisione dei figli, si parla di raptus, di disperazione per un amore finito, una separazione che non viene accettata e depressioni per problemi economici. Si chiudono in poche righe tanti omicidi che hanno la stessa matrice senza tanti approfondimenti.

Gli assassini padri, secondo le logiche dei modelli sociali, diventano a loro volta vittime ed i loro gesti frutto di folle disperazione. E se si pensa a Cosimo Pagnani e a quanto il suo ‘’sei morta troia’’ è piaciuto agli italiani beh, i maschi assassini hanno anche molti fans.

Per le madri, è ben differente, la scure del giudizio è quasi sempre impietosa, non ci sono giustificazioni per un crimine così enorme di una madre che uccide suo figlio. Il processo mediatico le smembra in mille pezzi uno più mostruoso dell’altro. 
I modelli sociali che non pesano su quei tanti padri omicidi diventano macigni enormi su quelle poche madri che compiono gli stessi delitti.

Dalla donna ci si aspetta sempre una maggiore responsabilità e molti più doveri di un uomo, soprattutto in fatto di figli. Una differenza di genere quindi anche nei casi di violenza. Le donne vittime di femminicidio e violenza spesso vengono persino ritenute colpevoli della violenza subita. Così una donna provoca il suo stupratore, una moglie che lascia il marito giustifica il suo carnefice, perché secondo le logiche degli stereotipi il maschio non può subire una decisione di una donna o un suo rifiuto: è troppo sconvolgente per lui.

Viviamo in una società che educa i maschi a non reprimere la propria violenza non a caso. Secondo le statistiche, l’87% degli omicidi è commesso da uomini, quanto il 98% delle aggressioni sessuali, l’83% delle aggressioni non sessuali, il 90% delle rapine commessi e il 92% dei sequestri. Questo accade non perché le donne sono biologicamente diverse, ma in quanto i nostri modelli sociali sono diversi per i maschi e per le femmine in termine di espressione della violenza.

Non viene certo in mente che una madre che uccide è una vittima di se stessa, tutti vedono solo il mostro deviante che in qualche modo mette in crisi quella legge patriarcale che le vorrebbe mogli devote e madri perfette.
Ma le donne prima di essere madri sono persone e le persone non sono perfette così come accade di pensare che gli uomini non lo siano a loro volta.

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