Sterilizzazione di massa in India, un metodo discutibile di controllo delle nascite e le donne pagano il prezzo più alto

sterilizzazione-donne-indiaLa notizia è di pochi giorni fa: in India, nello stato di Chattisarh, alcune donne sono state sottoposte alla chiusura delle tube, 11 di loro sono morte e altre 64 sono state ricoverate in ospedale.

Certo, c’è stata negligenza e non a caso uno dei medici è stato arrestato.

La sterilizzazione delle donne e degli uomini in India fa parte di un programma di pianificazione familiare del 1976 che aveva l’obiettivo di frenare la crescita della popolazione che è già ora di 1,2 miliardi.

Si tratta di un provvedimento che si basa quasi principalmente sulla sterilizzazione di massa ed è incentrato soprattutto sull’intervento sulle donne.

Nonostante che l’operazione di chiusura delle tube sia una tecnica chirurgica più complicata, rispetto alla vasectomia per gli uomini, i dati confermano un numero incredibilmente maggiore di donne sterilizzate rispetto ai maschi.

In India ci furono 114.426 casi di vasectomia nel 2002-03, e 4,6 milioni di chiusura delle tube.

Un articolo del New York Times, parlando proprio dello stato di Chattisgarth, riporta che quando un uomo viene incoraggiato alla vasectomia per il controllo delle nascite, risponde: “Porto mia moglie’’.

Per raggiungere l’obiettivo della diminuzione delle nascite e quindi il controllo della crescita demografica, le campagne di sterilizzazione di massa promettono soldi, beni di consumo ed elettrodomestici.

La sterilizzazione quindi non è una scelta consapevole, ma un’intervento che dai programmi di salute pubblica viene messo in pratica con mezzi non certo educativi, facendo presa sulle persone analfabete e gli strati più poveri della popolazione.

I quattro milioni di tubectomie praticate in tutto il Paese confermano il fatto oggettivo che nella cultura popolare indiana l’uomo sterile non viene considerato virile e che la donna è, ancora una volta, destinata a subire quel costume sociale che la vuole inferiore.

Si agisce prevalentemente sulle donne praticando sterilizzazioni spesso in condizioni sanitarie precarie e malasanità e corruzione fanno il resto. Molte donne muoiono, altre ritornano in ospedale per le complicazioni, spesso le vittime ed i loro familiari vengono risarciti.

Il Dipartimento della Salute indiano risarcirà 2700 euro per ognuna delle 11 donne morte e 650 per quelle in ospedale. Così poco valgono le loro vite!

Eppure, basterebbe una maggiore alfabetizzazione, soprattutto per le donne, per avere automaticamente la diminuzione delle nascite.

La notizia di cronaca sulle morti delle donne indiane fa riflettere, non solo sulla negligenza da parte dei medici operanti, il poco valore attribuito alla vita umana e la discriminazione riguardo le donne, ma sul concetto stesso di ”sterilizzazione di massa” .

Sono  programmi di politiche governative con scopi differenti, che hanno come comune denominatore l’azione massiva sulla popolazione di non riproduzione. Prescindendo, nel caso dell’India da ogni tipo di educazione, di considerazione globale del fenomeno di sovrappopolazione e del diritto di ogni individuo ad una scelta consapevole.

Non è solo l’India ad adottare metodi di questo tipo, vengono usati anche per le donne sieropositive in Africa ed in passato riguardo alcune minoranze etniche, come è accaduto per i Nativi Americani. La sterilizzazione forzata è imposta, in alcuni paesi, per i portatori di malattie genetiche.

Sono metodi brutali, tagli lineari, vere e proprie mutilazioni di popolazioni.

Nel caso dell’India è sicuramente una misura meno costosa di un programma di scolarizzazione delle donne o di educazione alla maternità consapevole, che sconvolgerebbe molto di più gli equilibri sociali discriminanti oramai secolari del Paese.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *