Oggi, 1 febbraio, siamo tutte spagnole!

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Cosa sta succedendo in Spagna? Arrivano dal vicino paese mediterraneo voci di proteste di donne arrabbiate e offese nei loro diritti di autodeterminazione.

Procediamo con ordine per fare un po’ di chiarezza.

La legge voluta nel 2010 dal governo Zapatero, in piena linea con la normativa europea, riconosceva alla donna, anche minorenne, il pieno esercizio del diritto di scelta riguardo l’interruzione volontaria di gravidanza. Il tutto entro un tempo stabilito: 14 settimane dalla gestazione.

Già allora l’opposizione alla totale depenalizzazione dell’aborto fu durissima, come testimoniarono le numerose manifestazioni organizzate dalla Conferenza episcopale. Nel 2011, la vittoria schiacciante del centrodestra del Partido Popular di Mariano Rajoy ha segnato una forte inversione di marcia ed oggi la controriforma spagnola sull’aborto è pronta.

Più che il 2014, però, sembra essere ritornati al 1985, anno della prima normativa sull’interruzione della gravidanza che la consentiva solo in tre casi: stupro, rischi per la salute della madre, malformazione del feto.

Anzi no, siamo tornate ancora più indietro nel tempo. La proposta presentata il 20 dicembre 2013 dal responsabile della Giustizia, Alberto Ruiz Gallardón, prevede la possibilità di abortire solo in due casi: violenza sessuale (che dovrà essere denunciata dalla donna non oltre le 12 settimane dal concepimento), e accertato grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna, con rischio permanente o duraturo nel tempo (fino alla 22ma settimana). La presenza invece di malformazioni fetali, anche gravi, non sarà più considerato sufficiente per interrompere la gravidanza. In tutti gli altri casi e dopo la quattordicesima settimana di gestazione, l’aborto verrà considerato un reato.

La legge Gallardon, intitolata quasi sarcasticamente “Legge organica per la protezione della vita del concepito e dei diritti della donna incinta”, ripristina il divieto per le minorenni di abortire senza il consenso dei genitori o dei tutori, e l’obiezione di coscienza per i medici, che saranno processati in caso di aborto illegale, mentre alle donne sarà inflitta una sanzione amministrativa non ancora definita.

Per abortire sarà poi necessario avere l’autorizzazione di due medici interni agli ospedali e l’interruzione di gravidanza dovrà essere preceduta da ben 7 giorni di ‘riflessione’.

La proposta Gallardon è un ritorno all’antico, di sapore franchista, per di più colpevole di miopia: la depenalizzazione introdotta nel 2010 ha ottenuto risultati positivi con una notevole diminuzione del numero medio di interruzioni di gravidanza.

Da cosa nasce, allora, questa proposta? Noi, come donne, non possiamo fare a meno di vedere un attacco alla nostra libertà di decidere del nostro corpo e della nostra salute, e un pericoloso ritorno al patriarcato, dove altri (uomini?) decidono per noi come se fossimo incapaci di intendere e di volere, e di compiere scelte autonome e responsabili.

Oggi, 1 febbraio, anche noi di PadovaDonne siamo virtualmente a Roma dove, di fronte all’ambasciata spagnola, si svolge una manifestazione in appoggio alle donne spagnole.

Ecco il documento che verrà letto:

Noi con le donne spagnole: No alla proposta Gallardòn

Le donne italiane dicono NO al tentativo di limitare la libertà delle donne spagnole, il loro diritto all’autodeterminazione e la scelta di una maternità consapevole.

L’ “antiproyecto de ley” del ministro della giustizia spagnolo Gallardón, presentato il 20 dicembre 2013 intende cancellare il diritto di scelta all’interruzione volontaria di gravidanza riconosciuto alle donne spagnole dalla legge del 2010 introdotta dal governo Zapatero.

Attualmente in Spagna, in linea con la legislazione prevalente in materia nei paesi dell’Unione Europea, la legge stabilisce un tempo – le prime 14 settimane – entro cui è riconosciuto alla donna l’esercizio pieno del diritto di scelta; al contrario, la proposta Gallardón affida ogni decisione ai medici, al giudice, ai genitori . L’aborto inoltre è previsto solo nel caso di violenza sessuale (fino alla 12ma settimana) e di grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna, con rischio permanente o duraturo nel tempo, accertato da due esperti (fino alla 22ma settimana).

La proposta ignora i risultati positivi del sistema in vigore (p.e. la riduzione di ben 6 mila casi di aborto nel 2012 rispetto all’anno precedente) e, proponendo di punire i medici trasgressori, finisce per incentivare l’aborto clandestino, i viaggi oltre confine, i guadagni ’occulti’ di chi è’ abituato a ’monetizzare’ le paure altrui.

La proposta Gallardón è un chiaro tentativo di oppressione delle donne, di restaurazione del patriarcato; un attacco alla libertà delle donne e al loro diritto di cittadinanza, la cui primaria manifestazione è l’autodeterminazione nel diritto alla salute e nelle scelte riproduttive.

Consapevoli della gravità dell’attacco, le donne e gli uomini europei che fanno riferimento alla Carta Europea dei diritti fondamentali, chiedono che la proposta Gallardón venga immediatamente ritirata, in quanto violazione dei diritti di tutte le donne in Spagna e in Europa, un vero e proprio “golpe” autoritario e ideologico.

Le donne italiane, da sempre impegnate ad affermare la loro soggettività, e il diritto alla gestione del proprio corpo, a scegliere liberamente la maternità e a contrastare i ripetuti attacchi all’applicazione della legge 194/78, annunciano la loro mobilitazione insieme alle donne spagnole, e a tutte/ tutti coloro che si impegneranno affinché la proposta Gallardón venga bloccata prima di essere portata alla discussione delle Cortes, e affinché qualsiasi proposta simile sia condannata quale grave violazione della libertà e dell’autodeterminazione delle donne.

Chiediamo inoltre agli eletti e alle elette al Parlamento Europeo una forte ed incisiva presa di posizione che garantisca alle donne il diritto di decidere sul proprio corpo.

Un’Europa senza diritti delle donne, semplicemente non è.

Casa Internazionale delle Donne, Unione Donne in Italia, Snoq Factory, Snoq Roma, Wilpf-Italia, Coordinamento Donne Cgil Roma e Lazio, Sciopero delle donne, Associazione Punto D, Assolei onlus, Associazione Differenza Donna, Coordinamento Pari Opportunità Uil Roma e Lazio, Laiga

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