La casalinga, una efficente professionista non pagata

imagesEbbene sì miei cari signori e signore, la professionista con lo stipendio più alto mai pagato sarebbe “la casalinga”. Questo secondo un calcolo fatto al centesimo dalla ricerca del sito americano Salary.com e di Mail, rivista inglese on line, che pochi giorni fa ha calcolato il lavoro di una casalinga pari a circa 30.000 sterline all’anno.

Inutile sottolineare che una donna che si occupa dei figli, della casa e di far quadrare i conti del menage familiare, ha le competenze di una baby sitter, di una operaia, di un’autista, di una idraulica quando occorre, e di una lavandaia, ma anche di una infermiera, di una psicologa, di una manager e di un’insegnante.

Altrettanto inutile sarebbe rilevare che nessuna di queste professioni vengano riconosciute a nessuna donna che scelga per amore o per forza di stare a casa. Anzi qualche volta qualcuno, non so se per ironia o altro, ha il coraggio di dire che sono anche fortunate.

Finché se ne parla in modo del tutto astratto, cioè senza conti alla mano, il ruolo di una casalinga rappresenta la figura di cenerentola fra tutte le possibili occupazioni femminili, in quanto non pagata e senza nessuna possibilità di giorni di ferie o premi di produzione. Per non seguire quell’orribile destino, di sicuro e perpetrato sfruttamento, non c’è altra scelta se non il lavoro. E se il lavoro non c’è?  Beh, allora non resta che essere delle perfette ed efficienti manager non pagate.

Se ogni donna che lavora a casa dovrebbe essere retribuita per ogni tipo di professione svolta, secondo la ricerca di esperti, il suo stipendio ammonterebbe a ben 6.971 euro al mese.

I dati però non dicono proprio tutto, ma solo una parte di ciò che realmente una donna che sta a casa offre, non solo alla sua famiglia, ma a tutta la società. La sua scelta forzata o non rappresenta un eccellente sostitutivo di quello “stato sociale” che giorno per giorno vediamo smantellare.

Una politica che toglie la presenza femminile dal mondo del lavoro e la ricaccia fra le mura domestiche fa risparmiare allo stato non solo 6.971 euro al mese, ma anche investimenti sulla scuola e tutte le necessità sociali di un paese che non delega ai cittadini la soluzione dei suoi problemi.

Le donne, da noi più che altrove, pagano la scelta dei vari governi di spostare sul familismo la politica sociale e poco contano le parole di chi cerca solo di constatare il dato di fatto.

«Sicuramente la posizione dell’Italia è insostenibile»..

«senza contare il fatto che c’è moltissimo lavoro in Italia che viene fatto da quelle che vengono definite casalinghe ma in realtà non lo sono affatto perché aiutano il marito nella piccola azienda di famiglia. Ci troviamo così di fronte a occupazioni sommerse proprio in un Paese che ufficialmente ha il più alto tasso di casalinghe»

dice Alessia Mosca, capogruppo del Pd.

Si auspica anche un reddito minimo per quelle che non hanno un impiego o l’ipotesi di un intervento pensionistico o di uno sconto ad ogni lavoratrice per ogni figlio avuto. Belle parole e poi non c’è altro?…I fatti a quando?

Vergognoso non è non solo non essere pagate, vergognoso è non darci la possibilità di lavorare. Perché, diciamola tutta, lungo, ma proprio lungo è il cammino per uno stipendio minimo garantito per le donne che stanno a casa, o per altri riconoscimenti “tangibili” del nostro lavoro domestico.

Io mi chiedo, se a tanti interventi verbali  si aggiungesse una politica ”reale e concreta” che portasse le donne nel mondo del lavoro non sarebbe male. Probabilmente sarebbe, a suo modo, una chiave di volta per creare lavoro per tante persone, quanti sono i ruoli svolti da una donna in casa.

Comunque quelli del sito salary.com sono fissati eh, su quelle che loro chiamano ” mom” : le mamme,  se conducono da 13 anni la stessa ricerca sulle donne che lavorano a casa e su quanto tempo occupano per i vari lavori e supporti domestici.

Sul sito c’è anche la possibilità di calcolare lo stipendio della propria ”mom”. Potete provare anche voi e darvi finalmente un virtuale ”stipendio”.

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