Report Istat sugli stereotipi di genere in Italia. Siamo ancora un paese sessista.

images-4Il 9 dicembre è stato presentato dall’ Istat ed il Dipartimento delle Pari Opportunità il nuovo report statistico ” Stereotipi, rinunce e discriminazioni di genere”.

Questa nuova ricerca mette  in evidenza l’attuale situazione delle donne in Italia soprattutto in relazione ai  ruoli di responsabilità del mondo del lavoro. I risultati sono stati illustrati dal Direttore del Dipartimento delle Statistiche Sociali e Ambientali Istat e discussi con Lucia Annunziata dell‘Uffington Post. La viceministra al Lavoro delle Politiche Sociali Maria  Cecilia Guerra ha tratto le conclusioni del report.

Il quadro che risulta dall’indagine è davvero sorprendente, per la maggior parte dei cittadini (57,7%) la situazione sociale degli uomini in Italia è migliore di quella delle donne. Lo pensano ovviamente più donne che uomini, ma l’opinione globale è di una consapevolezza delle minori opportunità delle donne in campo lavorativo e sociale.

Il 77,5% degli italiani ritiene che non spettino all’uomo le decisioni importanti della famiglia e questo è un dato che mette in evidenza il possibile superamento dei ruoli tradizionali di genere.

Una grande maggioranza della popolazione, inoltre, ritiene che gli uomini non siano  dirigenti migliori delle donne e il 67,7% afferma che le responsabilità familiari siano un ostacolo nell’ottenere ruolo dirigenziali. Per questo, per la maggioranza degli italiani ( 89,2%), gli uomini dovrebbero partecipare molto di più all’educazione dei figli e alla cura della casa.

Se ci si ferma a questi dati ,sembrerebbe il ritratto di una società progressista in via  di evoluzione riguardo gli stereotipi di genere.

Tuttavia, anche se  4 persone su 10 ritiene che le donne siano discriminate, continua a persistere nel nostro paese lo stereotipo dell’uomo breadwinner, al quale compete il mantenimento della famiglia. Infatti, un intervistato su due (49,7%),  è in accordo con l’affermazione “è soprattutto l’uomo che deve provvedere alle necessità economiche della famiglia”, ma con evidenti differenze di genere (54,8% degli i uomini contro il 44,7% delle donne).

Spicca in contrasto il dato che le donne stesse coltivino degli stereotipi verso se stesse e li neghino allo stesso tempo: Il 44,1 % delle donne comunque, ammette di aver dovuto rinunciare per impegni e responsabilità familiari nel campo del lavoro, mentre il 50,6% delle italiane infatti pensa che le donne non subiscano nessuna discriminazione.

Per il 76,6% del totale la divisione dei compiti è ritenuta giusta e la maggioranza ritiene che gli uomini siano meno adatti ai compiti domestici… e qui tutto si stravolge. Dubbi e incertezze non ci sono, sul ruolo fondamentale della donna.

Nonostante che le donne siano per dati di fatto soggetti deboli della vita sociale soprattutto al Sud, minore fra di loro  è la percezione delle discriminazioni subite.

Certo tutto questo non è incoraggiante, anche se gli stereotipi sui ruoli di genere sono meno diffusi fra i giovani, sono ancora molto presenti . Al Sud più che al Nord è meno percepita la condizione di svantaggio delle donne e lo stesso vale per l’aumento del numero delle donne nelle cariche pubbliche. Nelle sacche sociali meno istruite e nelle persone più anziane gli stereotipi di genere sono più forti e si pensa che la donna che lavora non possa svolgere in modo utile e fruttuoso il suo ruolo di madre .

Dai vari dati e percentuali emerge quindi l’ipocrisia di un Italia nelle dichiarazioni  progressista e nei fatti sesista.

 ”La politica non può intervenire proponendo una misura legislativa per cambiare l’immaginario degli italiani“, afferma Maria Cecilia Guerra, viceministra al Welfare con delega alle Pari Opportunità. Meglio “fare in modo che la società si faccia carico dei soggetti deboli come i bambini, gli anziani, i disabili” liberando le donne da quel tradizionale compito di cura.

Ovviamente è quella la strada per cambiare l’immaginario degli italiani e delle donne stesse, renderle libere dal peso di dover sostituire ogni giorno il welfare dello stato.

E allora perché non iniziare? Mancano asili nido, leggi che favoriscano le donne nel mercato del lavoro, che prevengano la discriminazione di genere nelle assunzioni e molto altro.

Sembra che anche la politica rispecchi i dati che riguardano i cittadini. Parole molte, forse anche troppe e fatti praticamente quasi niente. 

 

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