18 dicembre Giornata di azione globale contro il razzismo e per i diritti dei migranti

gda_ita_201318 dicembre 1990, dopo anni di discussioni, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottava Convenzione Internazionale sulla Protezione dei Diritti dei Lavoratori Migranti e dei Membri delle loro Famiglie

Questo documento, dopo 23 anni non è stato sottoscritto da nessun paese del ”Nord” del mondo e non viene rispettato dalla maggior parte degli stati che lo hanno ratificato.

Nella giornata di domani le varie associazioni e movimenti di migranti, rifugiati e sfollati mettono in atto un’azione comune in difesa dei diritti delle popolazioni migranti e contro ogni forma di razzismo.

La migrazione è un fenomeno non solo europeo, ma globale, un fatto storico naturale, da sempre espressione della ricerca di condizioni migliori di vita. Non rappresenta una minaccia per gli altri paesi, ma invece apporta un contributo economico, sociale e culturale, molto importante.

Nonostante questo, la maggior parte degli Stati Nazione, con politiche di sicurezza ed enorme dispendio di energie, cercano di contrastare i fenomeni migratori.

Violazioni dei diritti umani e spesso veri e propri massacri vengono riportati in tutto il mondo; dalla deportazione dei migranti sub-sahariani ad opera di paesi nordafricani con la complicità dell’Europa, alle brutali uccisioni nelle frontiere del Messico sostenute dallo Stato.

Lungo le rotte migratorie, percorsi naturali di movimento delle popolazioni, uomini donne e bambini vengono abbandonati, discriminati, uccisi e dimenticati e nei paesi di accoglienza vengono sfruttati e schiavizzati, delle volte espulsi e deportati.

In modo spesso feroce e violento si consumano soprusi e brutalità nei campi profughi delle varie nazioni, nelle fabbriche, nei porti di accoglienza e finiscono per essere solo notizie di cronaca internazionale nei giornali, non vengono seguiti da interventi che possano prevenire il ripetersi dei fatti.

Gli esseri umani sono portatori dei loro diritti al di là di ogni frontiera, questo viene spesso dimenticato e le popolazioni ospiti mantengono i privilegi, mentre quelle migranti vengono sfruttate intellettualmente e fisicamente. La carta mondiale dei Migranti approvata dall’ONU definitivamente nel 2011 è un vero e proprio proclama ai diritti di ogni essere umano.

Primo fra tutti  il diritto di appartenenza ad una Terra che, non segnata da confini, ci rende tutti cittadini allo stesso modo, il valore del lavoro rapportato ad essa, la tutela dei minori e soprattutto delle donne in relazione del loro stato giuridico contro tutte le violenze.

Un rispetto ad un codice etico che riguarda tutti, che non permette distinzioni, perché in quello spazio fra uno stato ed un altro chiamato confine possiamo esserci tutti.

In questa giornata globale contro il razzismo e per i diritti dei migranti i vari movimenti propongono un momento di azione comune affinché la Convenzione dei Diitti dei Migranti venga ratificata dalla maggior parte degli Stati ed adottata in un modo non formale da tutti.

Il 18 di dicembre è quindi una data importante per un paese come il nostro dove il fenomeno della migrazione porta con sè immagini tristi di morte e disperazione ed episodi vergognosi di razzismo.

Ce lo ricordano il numero delle bare dopo il naufragio del barcone in fiamme sulle spiagge di Lampedusa  dello scorso ottobre, le notizie dei continui sbarchi sulle coste italiane di profughi provenienti dalla Siria e da alcuni paesi mediterranei che vedono nell’Italia il primo avamposto d’Europa. Il rogo nella fabbrica di Prato e gli episodi di razzismo della cronaca.

Abbiamo per questo la necessità di definire il nostro impegno nei confronti delle popolazioni che chiedono asilo all’interno di un organismo globale, dove le migrazioni ne rappresentino la linfa per la crescita culturale ed economica e non il pretesto per politiche discriminatorie.

Per quanto sembri semplice a parole, poi, nei fatti, tutto è differente. La paura di ciò e chi che è diverso da noi, il senso di possibile invasione, prendono il sopravvento. I sentimenti del tutto irrazionali della gente vengono sfruttati a fini politici e le politiche in fatto di immigrazione diventano più che altro strategie discriminatorie su base di preferenza nazionale, etnica, religiosa o di genere.

Cecile Kyenge, ministra per l’integrazione, ad un vertice dedicato alla diaspora africana ha detto: «L’Italia non è razzista e neanche xenofoba. Ci sono episodi razzisti ma non bisogna condannarla in blocco. Ciò è accaduto perché alcuni italiani non si ricordano che l’Italia è un Paese di immigrazione e di emigrazione. Penso che sia possibile cambiare questa cultura”.

 Quindi… abbiamo forse speranze.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *