Basta con gli spot dove le donne servono a tavola.

”Ma com’è possibile che vadano in onda certi spot, signora mia? Ma l’avete visto? C’è una mamma (pensate un po’: una mamma, che già come termine è discriminante, mica che nella pubblicità la chiamano: «genitore uno» o «genitore due», questi figli, maschilisti e retrogradi che non sono altro), ebbene questa mamma lo sapete che fa? Guardate non oso nemmeno dirvelo tanto è tremendo. Va beh, ve lo dico, ma solo sottovoce, se promettete di non ripeterlo a nessuno: questa mamma serve a tavola per i figli. Proprio così. Serve la colazione. Ai figli. Ma vi pare? Com’è possibile? Non è uno scandalo? Non è un segno del nostro decadimento? Un simbolo evidente dell’oppressione in cui versa il mondo femminile?”

tuona Mario Giordano su Libero a cui forse sfugge che  una madre prima di essere madre o oltre l’essere madre è una donna e che inoltre, l’essere madre non è un ruolo che debba a tutti costi comprendere il servire il pranzo ai figli e al marito placidamente seduti a tavola.

Secondo me sarebbe meglio se quella madre facesse altro, che ne so … magari  un lavoro che le permetta di mettere su quella tavola il cibo che poi chiunque, figli, marito, colf, o un robot pre-programmato potrebbe  servire.

Forse prese di posizione come quella della Presidente della Camera dispiacciono ai maschilisti più retrivi, quanto l’uso esagerato del femminile nei ruoli  professionali, per non parlare della seccatura di non dover più trovare scritto ”madre” e ”padre”, nei moduli di iscrizione dei bambini nelle scuole. Perché ,diciamola tutta, per alcuni  il termine di ”genitore” non basta per definire una funzione che prescinde dal sesso e che rispetta trasversalmente tutti i tipi di genitori; no, bisogna specificare e che diamine!

Insomma, non tutti hanno capito che essere madre è un’esperienza e non un ruolo, e -oserei dire – un’ esperienza personale.

In Italia oramai da ere geologiche nelle pubblicità non ci sono che donne a servire a tavola colazioni pranzi e cene a famiglie che hanno tutte la stessa faccia, un figlio, una figlia e un marito sorridenti e del tutto incapaci di prendersi da soli un piatto o una forchetta. Ci sono quasi solo donne a lavare piatti e pentole, donne che fanno la spesa, che puliscono le macchie di figli e mariti pasticcioni. Oppure se ne stanno mezze nude a pubblicizzare qualsiasi cosa,  dai bulloni al calcestruzzo, passando per le finestre con vetrocamera. Insomma alla donna, nei media, sono concessi due ruoli: uno di servizio e uno sollazzo per il genere maschile di qualsiasi età.

Non basta, negli spot alle donne non è neppure concesso di essere genitori, perché essere genitore non significa lavare i piatti e servire la colazione, ma educare i propri figli, vivere con loro esperienze ed aiutarli a crescere, ma questo, cari miei, è una cosa troppo difficile, in genere spetta ai papà… sennò, poi, a tavola chi porta da mangiare, chi fa le pulizie e la spesa?

Perché ci si inviperisce così tanto se la Presidente della Camera dei deputati vuole un po’ più di dignità per l’immagine della donna proprio nello stesso periodo in cui si discute sulla legge contro il femminicidio?  Tanta rabbia è un fatto politico o semplicemente una discriminazione? Eppoi, chiedere che la donna non venga rappresentata da stereotipi di genere è così incomprensibile?

Alla voce di Giordano si aggiunge quella di Andrea Scanzi:

“Basta con le donne che apparecchiano la tavola negli spot, ci vuole dignità”. In effetti è un problema davvero gravoso per le sorti del paese. Personalmente non ci dormivo la notte. Attendo con ansia, per par condicio, un appello di La Russa in difesa della virilità degli uomini offesi dallo spot di Banderas, deriso e vilipeso tra galline e mulini a vento.”

Io mi chiedo come si possa negare la ghettizzazione della donna in un modo così lineare e non capire che è proprio quella ghettizzazione la culla delle violenze domestiche e non. Sì, è un problema gravoso quello del femminicidio, dato che ogni giorno ne muore una o più di una, di donna, solo perchè donna.

A proposito di orgoglio ferito, se non mi sbaglio, tempo fa l’associazione dei veterinari si era risentita e aveva fatto rimostranze molto vivaci, riguardo la pubblicità dell’Amaro Montenegro che aveva come protagonista un veterinario, sostenendo che era lesiva per la figura professionale degli stessi. Lo spot fu immediatamente cambiato e nessuno si è sognato di scrivere articoli beceri e al vetriolo contro i veterinari permalosi o la loro eccessiva sensibilità a riguardo, ma per le donne no?  Eh, no… perché si disorienta lo spirito del maschio italiano, che è abituato a vedere  mamme servire a tavola e non nei consigli di amministrazione o nei quadri dirigenziali di una qualsiasi azienda.

 

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