Promessa del nuoto non può gareggiare «Niente sincro, è figlia di africani»

PADOVA – È nata in Italia, nell’ospedale di Camposampiero (Padova) e a novembre compirà dieci anni. I genitori sono tunisini e per la legge è considerata ancora una straniera. Per questo la Federazione di Nuoto ha vietato alla società di farla gareggiare in tutte le gare federali. La delusione sportiva è toccata a una bambina alla soglia del debutto agonistico nella squadra di nuoto sincronizzato della società sportiva Il Gabbiano del vicino Comune di Campodarsego. Oggi la burocrazia costringe la piccola a rimanere a bordo vasca. «Sono arrivato in Italia il 12 gennaio 2002 con un regolare visto per l’inserimento nel mercato del lavoro», racconta il padre Ishem, oggi dipendente come falegname in un laboratorio. Ishem, quando ha lasciato l’Africa, è partito senza la moglie che poi lo ha raggiungo a Camposampiero grazie al ricongiungimento famigliare. Anche la moglie lavora. E’ addetta alle pulizie alla piscina di Campodarsego dove si è iscritta la figlia nata nel 2003. La bambina aveva cominciato ad accompagnare la madre nei turni di pulizia e subito le brillavano gli occhi quando vedeva l’acqua della piscina, le bimbe più grandi di lei nuotare. Non appena è cresciuta, papà Ishem e la mamma l’hanno iscritta e la società l’ha ben accolta. Ha cominciato ad allenarsi per quattro volte a settimana nel team del nuoto sincronizzato. L’allenatore ha visto subito in lei del talento e ha chiesto alla società sportiva di avviare le pratiche per il tesseramento. «Un anno fa la piscina mi ha chiesto di presentare altri documenti da mandare in Federazione – ricorda il padre – poi un giorno mi hanno chiamato dicendo che da Roma non potevano tesserarla perché era tunisina».

La bambina è vittima della burocrazia italiana. E’ nata in Italia, parla italiano, scherza in dialetto con le compagne ma italiana non è. Dovrebbe aspettare altri otto anni con il compimento della maggiore età. O dovrebbe aspettare che i genitori ottengano la cittadinanza chiesta il 28 gennaio 2013, undici anni dopo l’arrivo in Italia. «Ci siamo comportati come dice la legge – spiega il padre – e abbiamo presentato la domanda dopo dieci anni di residenza. Abbiamo ottenuto dalla prefettura un codice e ogni tanto controllo su un sito Internet la posizione della mia pratica. C’è scritto sempre che è in corso la verifica. Ma mi hanno detto che devo aspettare due anni prima di poter chiamare e chiedere eventualmente perché non è stata concessa». Così la piccola può partecipare come «Esordiente B» solo ai trofei e alle gare regionali e a 11 anni non potrà fare il suo esordio fra gli agonisti perché non sarà ancora cittadina italiana. «Inutile dirvi come si sia sentita la bambina. Si allena quattro volte a settimana ma non può gareggiare. Lei è tanto triste».

Sul caso è intervenuto anche il governatore del Veneto Luca Zaia, con una nota in cui dice che pur rimanendo contrario allo ius soli, sottolinea che «il caso della nuotatrice padovana esclusa dalla Federazione offre la necessità di un dibattito sul diritto di cittadinanza. Serve un segnale di civiltà e di attenzione nei confronti delle aspirazioni di questa giovane e dei tanti bambini che vivono da anni in Veneto, terra dove l’integrazione è concreta, funziona e rappresenta un modello a livello nazionale». «Questo caso – aggiunge il governatore – smonta gli alibi e le giustificazioni di chi individua nello ius soli l’unica soluzione ai problemi relativi alla cittadinanza. L’unica colpa della bambina di Camposampiero – spiega Zaia – è quella di non essere maggiorenne e non quella di non rispettare le regole perchè è in Italia da oltre dieci anni, non ha nessun legame con la terra di origine dei genitori essendo nata e vissuta qui. C’è un evidente cortocircuito burocratico che va risolto e su cui serve una meditazione seria e approfondita». Papà Ishem, attraverso il Corriere del Veneto, ringrazia Luca Zaia per «l’interessamento e le belle parole». Ora spetterebbe alla burocrazia accelerare le pratiche per la concessione della cittadinanza. Due anni sono una enormità poco tollerabile in un paese civile quando parliamo di un cittadino già in possesso di un permesso di soggiorno a tempo indeterminato.

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Antonino Padovese per Il Corriere del Veneto
26 giugno 2013

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