Metz Yeghérn: il genocidio Armeno 98 anni dopo.

Uno dei ricordi più vividi della mia infanzia riguarda l’Isola degli Armeni a Venezia: mio padre amava portarmi lì, non appena la bella stagione lo permetteva.  Per me era come fare un viaggio nel tempo ed entrare in un avventura di Alice, ricordo che correvo per il giardino a caccia del Bianconiglio e ricordo anche le sgridate di papà…non dovevo fare rumore, quello era un luogo di silenzio, concentrazione, preghiera e meditazione.

All’epoca non avevo idea della tragedia che nel 1915 aveva toccato il popolo armeno. A dire la verità, fino ad oggi ne avevo sentito parlare in modo vago e pigramente non mi ero mai informata. Ma ieri, tornando a casa dall’ufficio ho casualmente ascoltato una trasmissione che parlava di un’importante ricorrenza: il 98° Anniversario del Metz Yeghérn, che in lingua armena vuol dire il Grande Male. Così, quasi per un rispetto verso quel ricordo incantato della mia fanciullezza, mi sono documentata ed è scoperto che la notte del 24 aprile 1915 iniziava l’orrendo e sistematico sterminio del popolo armeno nei territori dell’Impero ottomano. Un vero e proprio genocidio, negato per anni dal governo Turco.

Donne, vecchi e bambini fatti marciare per giorni e giorni verso false destinazioni. La marcia di quelle persone verso una qualche città nascondeva un obiettivo diverso: farle morire di fame e di stenti.

“Le deportazioni – sottolinea il giornalista di Rai Uno, Diego Cimara – avvenivano in condizioni disumane. Tutte le donne, nessuna esclusa, vennero violentate. Violate, stuprate, umiliate, quelle donne dal carattere forte e sensibile non si arresero.”

Ovviamente, in qualità di associata e redattrice di PadovaDonne, ho cercato informazioni sul ruolo delle donne in questo tragico evento ed il dato che mi ha colpita è il seguente: è stato grazie alle donne che la cultura, le tradizioni, la memoria del popolo armeno non si sono piegata alle violenza Ottomana e sono giunte vive più che mai ai giorni nostri. Sia chiaro, non sono stupita delle abilità delle donne! Ma se ci si pensa, le donne armene in qualche modo sono state precorritrici dei tempi, infatti solo in conflitti più recenti, si pensi all’Argentina e ai Balcani, il ruolo delle donne è stato immediatamente evidente per le attività alle quali hanno dato vita.

Si deve proprio alle donne – sottolinea Baykar Sivazliyan, docente di Lingua e Letteratura armena alla Università Statale di Milano, – se il popolo armeno ha continuato ad esistere. Le famiglie dei sopravvissuti erano composte solo da donne, vecchi e bambini. Spesso quelle madri, pur di dare una figura paterna ai loro figli, sposavano, in seconde nozze, uomini ormai anziani. La voglia di garantire al proprio popolo la sopravvivenza era di importanza primaria per queste donne”.

“Alle donne – evidenza Antonia Arslan – è stato affidato il gravoso compito di preservare la memoria del popolo armeno. Sono state loro, durante la diaspora, a farsi carico di garantire che tradizioni, cultura, e anche le ricette tradizionali armene non venissero dimenticate. Le donne armene sopravvissute al genocidio conservarono e trasmisero con cura ai loro figli non solo la lingua e la storia del popolo ma anche abitudini, costumi, canzoni e ricette di cibi tipici. Le donne armene – sottolinea la scrittrice – avevano un elevato livello culturale, dovuto anche a una diffusa scolarizzazione”.

Studiavano, leggevano e scrivevano le loro storie, quelle donne che, nei loro diari, hanno immortalato la tragicità dei momenti vissuti durante la deportazione.

“Nel diario scritto da mia nonna – sottolinea Vartan Giacomelli, presidente dell’associazione Italiarmenia – viene raccontata, giorno dopo giorno, la marcia verso il nulla al quale era stato destinato il popolo armeno. È strano leggere oggi le pagine del diario: vengono descritte piccole cose, episodi all’apparenza insignificanti. È quasi impossibile riuscire a capire cosa potessero provare nel profondo del proprio animo le donne che subivano con i loro figli la deportazione verso una morte annunciata”.

“Non si deve pensare – conclude Baykar Sivazliyan – che negli ottomani vi fosse una sorta di benevolenza nei confronti delle donne. Non furono risparmiate a una morte immediata per rispetto o generosità. Tutte le donne armene erano, al pari degli uomini, destinate a morire. L’intento dei turchi era cancellare ogni traccia dell’intero popolo armeno”.

Se la memoria e la magica malinconia della cultura armena, che profuma di zucchero e spezie, è arrivata fino a noi oggi, lo si deve proprio a quelle grandi donne.

 

Per chi si trovasse a Padova domani, alle ore 11:00 a Palazzo Moroni ci sarà la Commemorazione del 98° Anniversario del Genocidio degli Armeni. Per maggiori informazioni cliccare qui.

 

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