Quando il poliziotto diventa complice della maîtresse

TREVISO – «Occhio, stasera facciamo una retata»: è solo una delle intercettazioni che hanno portato la Procura di Venezia ad arrestare il capopattuglia di una volante della questura di Treviso. Il poliziotto si trova ai domiciliari da febbraio con le accuse di favoreggiamento della prostituzione concussione. Assieme a lui indagato, ma a piede libero, l’agente che era di pattuglia con lui, che, informato sui fatti, non avrebbe mai denunciato il suo superiore.

Durante l’inchiesta, condotta in circa 6 mesi dalla guardia di finanza lagunare e dal Gico (Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata), che ha permesso di inchiodare una banda ungherese che si dedicava allo sfruttamento di ragazze appena maggiorenni, è emerso l’accordo criminale dell’agente di polizia.

Il poliziotto, durante i  controlli di routine o antiprostituzione effettuati sul Terraglio, avrebbe infatti  cominciato a tessere rapporti interpersonali con la donna, chiamata Lisa, che teneva sotto controllo le ragazze ungheresi. Stando a quanto emerge dalle carte dell’indagine, quando l’agente di polizia veniva a conoscenza di qualche servizio mirato, la avvisava all’istante consentendole di ritirare le altre ragazze dalla strada. Il tutto in cambio di favori sessuali, consumati talvolta in uno degli appartamenti che l’organizzazione metteva a disposizione delle lucciole, altre in casa della donna.

L’attività investigativa e le intercettazioni telefoniche hanno però smascherato il poliziotto nei confronti del quale la magistratura veneziana ha adottato la misura cautelare dei domiciliari.

Dalla questura di Treviso filtrano solo poche parole: «Noi abbiamo messo a disposizione degli organi inquirenti tutto ciò che era necessario per far luce sulla vicenda».

FONTE: Andrea Zambenedetti per il Gazzettino di Treviso

Certamente è necessario attendere che la magistratura faccia il suo corso per proclamare qualsiasi indagato colpevole. Tuttavia, non sarebbe forse più etico e responsabile – non solo per la categoria professionale degli agenti di polizia, ma per la società tutta – che la Questura di Treviso assuma un distacco netto e risoluto dal comportamento del poliziotto piuttosto che trincerarsi dietro un silenzioso imbarazzo?

 

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