Paese che vai, politica familiare che trovi…

Ieri sera in un servizio speciale di una trasmissione televisiva, che parlava di stato sociale, ho visto cosa garantiva lo stato finlandese per la nascita di un bambino. C’era di tutto nei provvedimenti per promuovere la famiglia in Finlandia! Dall’attenzione per la mamma in attesa, al corredino del bambino inteso nei termini di rispetto all’ambiente, ed anche libri perché insegnare a leggere è importante.

La politica per la famiglia finlandese prevede assegni mensili per ogni nuovo nato fino ai suoi 18 anni di età. Insomma, penso che ogni giovane coppia venga non solo aiutata ma soprattutto motivata nel creare una nuova famiglia.

Quest’attenzione alla maternità e alla famiglia che per noi donne italiane sembra fantascienza, non riguarda solo i paesi scandinavi ma molte altre nazioni europee.

L’Italia spende solo il 4% delle sue spese totali in sostegno alle famiglie, mentre gli altri paesi viaggiano su percentuali dell’8% in su. Un dato importante, quello del sostegno alle famiglie, che incide soprattutto sul tasso di occupazione delle donne soprattutto con figli.

In Italia, infatti, l’occupazione delle donne crolla con l’aumentare del numero dei figli. Molte donne, al ritorno alla maternità si vedono cambiare radicalmente le loro prospettive di carriera, per la mancanza di infrastrutture come gli asili nido, quanto per il modello sociale che vuole la donna subordinata al suo  ruolo familiare.

Questo non è ciò che succede per esempio in Olanda dove le madri che lavorano sono le più giovani d’Europa grazie ad una maggiore flessibilità degli orari di lavoro ‘’ family friendly’’ed alla possibilità di lavorare a casa. Inoltre, c’é un contributo annuale per ogni figlio in base al reddito e per questo le famiglie numerose nei Paesi Bassi sono moltissime.

In Norvegia invece, il congedo di maternità ha una durata di 54 settimane con l’80% dello stipendio,la madre ha il diritto di un altro anno di congedo  o può combinare una parte di lavoro pagato fino ai 3 anni del figlio . Il congedo parentale del padre non può essere sostituito con quello della madre e si è anche discusso su un congedo di paternità obbligatorio. Per ogni figlio nato c’e’ un assegno, una tantum, di 4.345 euro e altri successive agevolazioni di minore entità per le famiglie.

Se poi guardiamo alla Francia, da sempre la politica di questo stato ha mobilitato energie a favore della famiglia incoraggiando la natalità, aiutando le coppie con figli, premiando inoltre le famiglie numerose con lo scopo ultimo di aiutare i genitori con tanti figli a lavorare.

Lo stato francese da’ sussidi, prestazioni, sgravi fiscali e agevolazioni di ogni tipo alle famiglie e alle coppie (Recentissima mente ha aperto anche alla coppia omosessuale inserendo il termine neutro di ‘’ genitore ‘’ nel caso di famiglia) con aiuti statali, comunali e sussidi in relazione al reddito.

Ci sono assegni per ogni nascita, aiuti mensili da 160 fino a 500 euro per i redditi più bassi, possibilità da parte di uno dei genitori di fare una ‘’ pausa professionale’’ non retribuita ma con un sussidio statale di 340 euro. I coniugi sposati o conviventi francesi hanno gli stessi diritti. In francia la politica per la famiglia è comprensiva, cioè non si limita agli sgravi fiscali per il quoziente familiare e gli assegni familiari, ma copre tutti i settori della vita della famiglia e della madre, cioe’ il lavoro, il reddito, gli asili nido, l’affitto e il sostegno per le madri singole.

In Germania invece si spende il 10% del PiL per la famigliepolitik tedesca. C’è un sussidio che accompagna il bambino dalla nascita fino alla fine degli studi ed e’ stato introdotto un congedo parentale retribuito per un minomo idi 300 euro ad un massimo di 1800 fino a 14 mesi per chi riduce l’orario di lavoro o resta a casa. La politica familiare tedesca punta su interventi sia di denaro che infrastrutture, come asili nido ed eventuali posti gratuiti per i bambini sotto i 3 anni e contributi finanziari destinati alle famiglie piu’ giovani.

Che dire? In Italia è tutto ben differente, anche se possiamo vantare l’istituzione del primo asilo nido nel 1920 da parte di Luisa Spagnoli e di una legislazione per la maternità delle più avanzate, il basso tasso di natalità fa sì che Welfare in Italia ha solo un significato legato alle pensioni e non certo alla famiglia.

Le disposizioni della legge sul congedo di maternità e genitoriali possono aiutare al massimo per i primi mesi ammesso poi che si abbia un lavoro dipendente. Per aiutare le famiglie Stato e comuni praticamente fanno pochissimo. La copertura degli asili nido e al massimo per il 12 % al nord e per il 5% al sud e spesso le giovani coppie, quando nasce un bambino, si rivolgono ai familiari.

In conclusione la politica familiare in Italia è affidata ai nonni per chi ce li ha e chi non ce li ha, non fa figli.

Non a caso poco tempo fa, un documento congiunto del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e del Ministero delle Pari Opportunitàintitolato.’’ Italia 2020.Piano per l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro’’ dice a pagina 15

‘’ Sempre più numerose sono le famiglie nelle quali gli anziani coabitanti o meno, offrono il loro aiuto nelle azioni di accompagnamento e di assistenza dei minori, assicurando così alla donna la possibilità di partecipare al mercato del lavoro, oppure mettono a disposizione la loro pensione nella vita familiare. E nello stesso tempo trovano nelle famiglie la risposta ai loro bisogni e alle loro paure. E’ questo il patto intergenerazionale che vogliamo promuovere’’

La maternità quindi da diritto di ogni donna, diventa privilegio di poche, anzi pochissime.

Mantenersi un lavoro per una donna che ha più figli, è un lusso incredibile, appannaggio solo di fortunatissime che o hanno possibilità o una serie intercambiabile di nonni.

Chi di voi o di noi donne è disposta a scendere in campo, a metterci di suo per lottare e cambiare questo stato di cose?

2 thoughts on “Paese che vai, politica familiare che trovi…

  1. Dobbiamo far sentire la nostra voce! non è possibile che venga speso solo il 4% del PIL per le famiglie!! Nel mio comune il consultorio gratuito per i primi giorni dei bambini appena nati tempo fa era aperto 1 volta a settimana, adesso 2 volte al mese, sempre meno servizi. Se lo Stato non aiuta le famiglie come è possibile crescere??? non è giusto che i nonni siano il nostro ammortizzatore sociale, i nonni hanno diritto a godersi i nipoti ma non deve essere un obbligo quotidiano.

  2. Purtroppo è questa la politica per le famiglie, almeno fino ad ora. Mancando le infrastrutture come gli asili nido, se una donna con un bambino piccolo vuole lavorare si deve appoggiare ai nonni o pagarsi una baby sitter. In questo contesto per le donne è sempre piu’ difficile non solo trovare lavoro ma cercare un lavoro

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