Le donne italiane fra le meno occupate d’Europa

Il ministro Carlo Giovanardi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla famiglia oggi si è dimesso. A spiegazione della sua decisione precisa ” a fronte delle decurtazione del fondo per la famiglia di più del 90% in tre anni non sono in grado di esercitare la mia delega” aggiunge inoltre che le risorse economiche che rimangono, circa 20 milioni di euro, devono essere concordate con le Regioni e che quindi con questi numeri non si può fare fronte alla spese obbligatorie come le adozioni familiari e la legge sulla conciliazione casa-lavoro, inoltre con i tagli effettuati sarà impossibile fare azioni di coordinamento e promozione.

Paradossalmente le istituzioni del nostro paese da una parte riconoscono e sottolineano la centralità del ruolo sociale della famiglia e la individuano come una risorsa insostituibile, dall’altra invece tolgono il sostegno ai suoi compiti e alle sue funzioni sociali. Preoccupante è inoltre la mancanza di fondi per le politiche di conciliazione, misure fondamentali per promuovere la crescita dell’occupazione femminile indubbiamente necessaria sotto innumerevoli aspetti sia economici che sociali. L’Eurostat in occasione della Giornata internazionale della donna (8 marzo)  ha proposto una comparazione di dati sull’occupazione maschile e femminile in nuclei familiari con uno o più figli. La ricerca è stata fatta su più di 200 milioni di nuclei familiari prendendo in esame sia le famiglie con o senza figli, che i genitori singoli.

Dai dati sui 27 paesi in esame emerge un aumento dell’occupazione maschile con l’aumentare del numero dei figli. I maschi occupati in Europa  raggiungono il 90,6% con 2 figli e 85,4% con tre, dall’altra parte decresce invece la percentuale delle donne che lavorano passando dal 71,3% con un figlio al 54,1% con tre figli.

Molto interessanti quanto desolanti sono i dati italiani della ricerca Eurostat, dove il tasso di occupazione delle donne italiane senza figli è del 63%, uno dei più’ bassi in Europa, dopo di noi c’e’ solo la Repubblica della Macedonia con il 47.5% e Malta on il 56,6. Dati molto più confortanti si riscontrano in Germania con 81,8% di donne senza figli che lavorano che raggiungono la percentuale  dell’84,4 % nella la Repubblica Ceca e dell’81,6% in Estonia.

Le cose sono ancora peggiori per le italiane quando ci sono i figli, risultano impiegate  solo il 59%  con un figlio, il 54,1% con due figli  il 41,3% con tre. I dati che riguardano il nostro paese sono fra i più’ bassi in Europa anche in questo caso. Le cose vanno ancora peggio quando i figli aumentano a tre e la percentuale delle donne Italiane occupate scende al 41,3%  dopo di noi c’è solo l’Ungheria con il 39% e  Malta con il 29,6 %.

Negli altri paesi europei è tutto molto differente anche in questo caso le donne che hanno tre figli sono il 66,7% in Lituania e in Polonia 62,6%.

Queste percentuali sono esplicative e  più di ogni altro discorso fanno riflettere sul reale stato di cose in Italia e  sulla mancanza di  una politica sia a sostegno delle famiglie che delle donne che lavorano, e soprattutto ai problemi legati all’occupazione femminile.

One thought on “Le donne italiane fra le meno occupate d’Europa

  1. Non è giusto.

    Non è giusto presentarsi a colloqui con la sensazione che non ne arriverà comunque niente di buono. Presentarsi a colloqui senza sapere cosa ti verrà proposto perchè qualsiasi cosa sia, la accetterai pur di avere uno stipendio. Non è giusto mandare centinaia di curricula via mail e ricevere 5 risposte di cortesia (di cui 2 automatiche). Non è giusto venir chiamata da un soggetto che ha ricevuto il tuo cv per un annuncio magari 6 mesi fa e solo oggi decide che ne ha bisogno e ti chiama.. e ti propone magari un part time per l’estate.
    E non è giusto che tutti quelli che ormai si presentano ai colloqui siano assuefatti a questa situazione.
    Pare quasi non ci sia più un livello di sdegno. Ci si presenta per qualsiasi posto. che tanto sai già non durerà più di un tot di mesi..
    Abbiamo avuto la fortuna di studiare, di viaggiare, di crearci una coscienza. Possiamo dire la nostra opinione. Ne abbiamo una!!
    e dobbiamo dipendere dai genitori per accendere un mutuo e per pagare la rata se il contratto a progetto scade (e scade sempre).
    Dobbiamo crederci fortunati se racattiamo un posto per 800euro al mese. Sapendo che andrà da così a peggio.
    L’ipotesi di far carriera?.. non pare essere di questi tempi.

    Il coraggio e la buona volontà passano, se non vedi prospettive. Se sei una donna di 31 anni e ti chiedono a fine colloquio: “dunque ricapitolando: sposata e senza figli, giusto?”.
    E tu rispondi “si”. ma non sai se essere orgogliosa di quello che sei o intimorita perchè chissà che considerazioni stanno passando nella testa dell’interrogatore..

    Forse, mi dico a volte, sono io che non cerco bene. Forse sono io che non voglio lavorare. Forse.. sono io che non valgo…

    Ti fanno sentire sosituibile sempre. È un sistema che ti rende di poco valore: ti pago poco, ti tengo poco.. perchè vali poco. Questo è il messaggio che ricevo.

    E ho vissuto da protagonista la mia vita. ma alla fine a volte poi finisce che ti senti perdente.

    Alla domanda “e tu cosa fai?”. Puoi rispondere “cerco”?
    Molto socratico, ma poco remunerativo e non sempre gratificante..

    Alcune persone che conosco lavorano. molte di queste sono o si sentono precarie. Alcune persone hanno perso il lavoro o sono in cassa integrazione. Alcune persone che conosco ti giudicano. In pochi ancora si indignano. Molti sono stanchi di lamentarsi. E non mandi più cv.

    Eppure c’è qualcosa che non va.
    Visto che non riguarda solo me, che non sono solo io che non valgo abbastanza.
    Possibile che tanti miei coetanei valgano così poco da non meritare un lavoro? la possibilità di una casa e di una famiglia?

    Non ci credo.

    Credo che per molti aspetti siamo abituati bene. Ma siamo cresciuti nel boom degli anni 80 e tutto stava crescendo.. economia e consapevolezza.

    Adesso che la nostra consapevolezza è a buoni livelli, siamo più liberi per certi versi, ma l’economia è ferma e in ribasso. e noi come facciamo a stare in equilibrio?

    noi che crediamo ancora (nonostante i co.co.pro e i 1000stage) di valere qualcosa, noi che credavamo di poter viaggiare (low cost va benissimo), noi che credavamo di poter avere una casa e una famiglia nuovo stile… dove capperi andremo con contratti instabili e poco remunerati?

    Perchè mi pare che non si stia facendo nulla per cambiare le cose? Cosa posso fare io per cambiarle?

    Se tutti smettessimo di lavorare.. un giorno solo. 24 ore senza lavorare. il mondo si fermerebbe?

    e se si fermasse.. sarebbe poi così sbagliato?

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