La rivoluzione Adornato: mai più cassiere, solo signorine!

Saremo arrivate con qualche giorno di ritardo ma, anche se le tecniche basilari della comunicazione richiedano al ‘cronista’ di essere sempre sulla notizia fresca, non possiamo esimerci dal commentare.

Il 31 gennaio, Anna Adornato scrive sul Predellino: «Si imparano più cose e molto più velocemente sulla questione femminile in un pomeriggio all’Ikea che in quaranta anni di sociologia post-sessantottina», il che fa immediatamente prefigurare un articolo di denuncia nei confronti della consistente e nota discriminazione lavorativa nei confronti delle donne.

Nel frattempo, di fronte a un computer, una nostra amica, una mamma-impegnata, come noi crediamo di esserlo, si imbatte nel nostro stesso articolo e, anche lei, rimane sorpresa di scoprire che l’autrice smentisca ogni nostra aspettativa. Noi, lettrici empiriche, per dirla alla Eco, che fino a oggi pensavamo di far parte della categoria di quelle ‘modello’, veniamo smentite in poche righe e informate del fallimento dell’attività di una vita intera.

La nostra amica, a questo punto, viene assalita da una tristezza disincantata, lei ingenua che credeva di analizzare a fondo i fenomeni culturali e di combattere nel suo piccolo di donna comune le discriminazioni di genere…povera illusa!

Fortunatamente, però, per caso si imbatte in quell’epifanico blog in rete e scopre una verità che la risveglia immediatamente, si gira a guardare sua figlia.. avrà una ventina di anni e con gli occhi lucidi si scusa con lei, quasi piange, le chiede perdono per… averla sempre incitata a studiare, per averle impedito di partecipare a quel casting per fare qualche comparsata in televisione.

La povera madre-impegnata-disincantata, ripensa alle sue lotte all’università, quando con le sue amiche attaccava volantini in bacheca e incoraggiava le colleghe a unirsi a quell’assemblea per chiedere l’accesso delle donne alla ricerca, lei che ha studiato matematica e che alla fine si è ritrovata a fare la cassiera al supermercato, perché le necessità di una famiglia erano priorità rispetto alla carriera. Lei che superati i quaranta, non ha mai sbuffato guardandosi allo specchio, ma che anzi ha sorriso di ogni cambiamento, perché ogni sua ruga rappresenta un’incisione di quella vita che credeva di veri sacrifici!

E invece oggi, girando sul web e maledicendosi per aver continuato a interessarsi alle donne, scopre di aver sbagliato tutto, di aver fallito la sua missione. Ora l’accusano di aver tentato di liberare forzatamente le «signorine […] e che lavori usuranti e malpagati» come quello che lei fa da venti anni sono molto meno dignitosi di mercificare il proprio corpo per raggiungere più velocemente un immeritato successo. Sbalordita legge  «che una dovrebbe essere libera di fare quello che vuole del suo tempo, delle sue facoltà cognitive (se ce le ha), del suo corpo e della spendita delle energie».

Sgrana gli occhi, la nostra madre-impegnata-disincantata, non riesce a credere che questa sia la chiave moderna “dell’utero è mio”…non che lei ci abbia mai creduto, anche perché era una bambina quando la sorella di sua madre girava per casa con quei cartelli.

Si chiede allora cosa fare, andare dal direttore del supermercato e licenziarsi? Medita e dubita sulle sue capacità cerebrali, smentite in un attimo dalla sua nuova guru. Sì, farà così, andrà dal suo capo, proprio la mattina successiva e darà le dimissioni, una vita sfruttata e denigrata a passare pomodori e pasta su un lettore elettronico, che vergogna! Ora che ci pensa, che l’hanno finalmente destata dal grande incubo, il suono cadenzato che fuoriesce da quella macchina alienante, capace di passare dal codice a barre il prezzo sul display, è stato il suo migliore amico per molti anni, prima, senza quello doveva addirittura digitare il prezzo manualmente! Ad averlo saputo prima avrebbe fatto richiesta alla commissione diritti umani per offesa alla dignità della persona.

In preda all’eccitazione per i preparativi della sua nuova vita, si aggira per casa freneticamente e lì, quasi per caso,  a osservarla, oltre la figlia incredula, il suo amico specchio, quello che per anni l’aveva confortata che la vita è bella perché va avanti, perché la sua anima colma di propositi verso l’altro era stata il suo elisir di giovinezza, quello stesso amico, ora, le sorride arcigno e ironico e le ricorda che a quasi quarant’anni il suo lavoro degradante è l’unica chance per sopravvivere, il suo corpo non è più merce di scambio, nemmeno la campagna pubblicitaria più ardita riuscirebbe a fare il miracolo, neppure un chirurgo o Photoshop!

Allora la nostra amica, presa dal rammarico, trova la soluzione, si volta verso la figlia, giovane e bella, certo poco artefatta, ma migliorabile e pensa ad alta voce “sarà lei la mia pensione, investirò su di te, alla faccia di quelle gallinacce che all’università mi incitavano a sfruttare la materia grigia e a conservare la dignità. Non vivremo più nelle miseria quotidiana, tu sarai il mio orgoglio, la mia Velina!”.

Rientrando nella veste di cronista, ammetto di aver calcato la mano nell’ironizzare sulla vicenda, ma, se pur sospettando fortemente che l’autrice non sia convinta di quello che scrive, anche perchè nessuna donna di buon senso lo penserebbe, e che anzi probabilmente utilizzi il paradosso per sottolineare la disparità di diritti ormai nota, volevo evidenziare il rischio che questi messaggi possano essere presi sul serio e fatti propri dalle nuove generazioni.

Negli ultimi giorni, cronisti di ogni sorta hanno difeso il diritto di scelta della donna, dimenticando che difendere i diritti di qualcuno, non significa astenersi dall’avere dei valori. Sono sempre stata contraria agli estremismi relativistici, ma ancor di più all’ipocrisia che sa spaziare da un moralismo bigotto, stile inquisizione, a un libertarismo senza limiti, che a volte è tristemente dipeso da un’inconscia “prostituzione” intellettuale rispetto all’idea in voga.

La mia unica speranza, in queste ore, di tanto parlare al femminile, è che le giovani, quelle che non dovranno combattere per raggiungere gli obiettivi delle madri, riscoprano il piacere della ‘lotta delle menti’, della competizione con l’altro sesso, non certo in senso oppositivo, ma finalizzata alla costruzione di una società della cultura e delle pari opportunità.

 

Virginia Odoardi

14 thoughts on “La rivoluzione Adornato: mai più cassiere, solo signorine!

  1. Mi congratulo con l’autrice di questo articolo e ne condivido la speranza

  2. Per commentare gli ‘interventi’ degli adepti di Silviology basterebbe il fatto che non prevedono mai uno spazio per le repliche alle loro esternazioni. Del resto i dogmi non si discutono, si impongono. Noi che non abbiamo l’ambizione di imporre verità, ci limitiamo ad augurare alle ‘emancipatissime e realizzatissime’ (pardon: in cosa?) Anna e Cecilia di restarlo ancora a lungo, sperando (per loro) che tale status non dipenda troppo da contingenti realtà istituzionali…o da ometti di dubbia statura politica e morale. Le altre/gli altri (donne, uomini, persone) continueranno a mettere in conto la sciatalgia e lo stress nella lista della vita piuttosto che svendere qualcosa di sè al migliore offerente; perché nonostante le pedate non si convincono che ‘il fine giustifica i mezzi’ e questo principio tenteranno anche di passarlo ai figli, soprattutto con l’esempio. La cosa buffa è che queste persone frequentano spesso luoghi come l’Ikea, e se Anna e Cecilia non fossero così occupate a misurare il grado della propria emancipazione sull’umore di una cassiera (la quale potrebbe peraltro essere la persona più realizzata del mondo, alla faccia di tutti noi) forse le potrebbero perfino incontrare.

  3. Per concludere: ci sono momenti di crisi nera ma anche lunghi periodi di vera gioia nella vita delle persone che non partecipano al gran carnevale dell’opportunismo, e la loro dignità è qualcosa che attraverso prove e conferme resterà tale per tutta la vita…le signorine tanto ammirate dalle due emancipatissime amiche potranno dire lo stesso? Ma sinceramente: è il caso di prendersela per ciò che scrive una che in un blog difinisce ‘sexy’ la protervia ricattatoria di Marchionne? Lasciamo Anna e Cecilia alle loro eccellenti frequentazioni, e teniamoci strette le nostre. Qualcosa mi dice che tra qualche anno non ce ne pentiremo. Grazie.

  4. Esiste la “libertà di” che è quella che consente “il perseguimento della felicità” secondo la propria unica valutazione e che quindi prevede anche la libertà di peccare o di perdere la dignità secondo il proprio gusto – con il solo e unico e invalicabile limite di non nuocere agli altri, il che in uno stato democratico si traduce nel non infrangere le leggi di tale stato.
    Poi esiste la “libertà da” quella cioè che pretende di liberarti, liberare te, persona adulta e responsabile “dal male”. Ovvero dal fare cose che sono considerate, da chi ti vuol liberare, “male”. Male in assoluto, male come la perdita di dignità, la perdita di valori, nella “tua” vita. Ossia qualcuno che sa, lui sì, quali sono i valori da rispettare, quale una vita dignitosa, quale la correttezza del comportamento. Questo qualcuno può essere una chiesa, Mao, Savonarola, Cotton Mather o i nuovi attivisti della morale in Italia.
    Preferisco qualche puttanella a spasso, qualche trafficante in scambi sessuali in libertà (che un buon controllo meritocratico – ma solo meritocratico – dovrebbe smascherare, e là sì, vorrei assoluto rigore!), piuttosto che una banda di moralisti che navighi verso uno stato etico.
    Si parla di rispetto per i diritti individuali, ne più ne meno. E non mi sembra poco!

  5. Certo si può scegliere di peccare se si e’ religiosi o di perdere la dignità se non lo si è, ma non si ha la libertà di corrompere e offrire del danaro per comperare i servigi o le prestazioni di una minorenne e questo è ben peggio che peccare o perdere la propria dignità . Inoltre il genere umano e’ dignitoso in quanto tale e non definibile o valutabile attraverso epiteti. Questo vuole dire che una ragazza ha la libertà di concedersi a chi vuole senza essere etichettata come ” puttanella” e che nessun vecchio ricco e potente può cercare di comperarla perchè si chiama adescamento e istigazione alla prostituzione ed e’ un reato e lo si annovera a diritto fra i corruttori. La cosa che a lei magari signor latom non è ancora chiara sarebbe la differenza fra l’esercitare il proprio diritto di libertà e nello stesso tempo il tutelare i soggetti sociali piu’ deboli comprese qui le donne e le ragazze e anche i ragazzi volendo dai tentativi di corruzione di ricchi e potenti signori danarosi che pensano che tutti siano in vendita, e cio’ esula dagli scambi sessuali e si include invece nei reati e non solo da noi bensì in tutti gli stati civili. Vede lei confonde le cose affianca la meritocrazia alla libertà di comperare la gente e le due cose si conuigano in modo improprio, anzi non si conuigano affatto , nessuno e’ libero di comperare le persone quando sono in condizioni di bisogno per condizioni sociali o perchè inesperte, e questo e’ da stato civile. Le confusioni sono pericolose soprattutto quando si tratta di valori così importanti come la libertà ed il diritto.

  6. Carissima/o Latomm,
    non credo che la questione debba essere iscritta nella storica diatriba tra “libertà di” e “libertà da”, non era certo mio intento porre un limite morale o etico alla questione, ma interrogarsi sul valore che noi stesse diamo alla capacità di porre fine definitivamente a una subalternità, a volte meramente psicologica, al fascino dell’uomo potente che può ridurci notevolmente le “fatiche” quotidiane.
    Vero è che il limite all’agire è posto da un insieme di norme emanate dai singoli stati e secondo quelle ogni individuo conosce i confini della propria estensione del sé, ma siamo davvero convinti che sia autodeterminante vivere sapendo che il nostro limite è stabilito da una norma? Suppongo che nella sua idea sia il massimo della propria manifestazione, perché in quello spazio siamo ciò che vogliamo essere, liberi da ogni condizionamento…Ritiene l’essere soggetti, anche involontariamente, la massima espressione del sé? Non credo che in cuor suo ritenga possibile realizzarsi a tutto tondo dovendo sottostare, anche pensando di avere le redini in mano, a regole e sovrastrutture imposte dall’alto. Sembrerebbe voler interiorizzare un pacchetto di informazioni che ci spingono a credere di raggirare il potente, ma senza il quale noi di fatto non esistiamo.
    Ragionando poi paradossalmente ciò che è illecito per noi, intendo italiani che rispondono a determinate norme, è comprovato essere lecito per altri, no?
    La violenza in nome di principi culturali è inammissibile secondo le leggi europee, ma è giustificata nelle culture che hanno bisogno di tutelare il gruppo prima dell’individuo. Né io né lei ci sentiremmo di giudicare una cultura altra, eppure lo stesso comportamento è lecito e illecito in base al luogo di attuazione. Applicando un principio relativista possiamo ritenere in giudicabile in Italia, per esempio, il soggetto che agisca secondo la sua tradizione pur configglente con le normative nazionali? Sa benissimo che questo è impossibile, quindi per questo che non ritengo lecito porre come unico limite quello normativo, poiché non risulta poi così saldo se comparato a livello trans-nazionale.
    Non so se risulta chiaro il mio ragionamento, ma ciò che mi preme comunicarle è il pensiero che ha mosso il mio articolo. Non ritengo lecito da parte di una signora più fortunata di altre, incitare seppur provocatoriamente alla scelta facile, denigrando lo sforzo di una cassiera qualunque, di una donna che avrà fatto le sue scelte sofferte, che avrà un salario minimo e che di sicuro nessuno manterrà nel lusso.
    Il giudizio sulla vicenda muove dalla considerazione che la società consumistica ha reso secondaria la scelta di autodeterminazione. Controbatterà probabilmente che anche quella è una scelta libera e consapevole, ma finalizzata a cosa? Non parliamo ovvio delle persone costrette nel vero senso della parola, anzi, riflettiamo su quelle che potendo scegliere, scelgono per ottenere consumi, beni e status.
    Lei parla giustamente di meritocrazia, secondo lei questa non è inficiata e derisa da questi processi che portano il soggetto a ottenere più di ciò che merita? Ritiene che la tanto vituperata commessa di Ikea abbia le stesse possibilità di riuscita, a parità di capacità, di una persona che scelga la strada facile?
    Io credo, nella mia già ignoranza filosofica che non è la sua, sinceramente di no, anzi suppongo tutto il contrario!
    Spero che ora capisca che la polemica non si fonda su fondamenti moralistici, ma dalla convinzione che non possiamo prescindere dal difendere le persone più deboli se siamo in posizione di poter scegliere, perché le “puttanelle”, termine che mi scusi considero non acritico da parte sua, non sono forse tutte in condizione di scegliere, ma la cassiera “triste” di Ikea lo è stata, ha fatto una scelta più dura e solo per questo merita il mio rispetto, etico o moralista che sia.
    Non sono né la Chiesa né Savonarola né Mao, sono una donna sui 30 che crede fermamente che la subordinazione esisterà fintanto che non la decostruiremo dall’interno con la forza che contraddistingue il nostro essere donne, cosa che credo le appartenga o sbaglio?

  7. “……..ma non si ha la libertà di corrompere e offrire del danaro per comperare i servigi o le prestazioni di una minorenne “ MINORENNE ? Allora è reato, va contro le leggi dello stato. Caso contemplato e sottolineato nel mio post!!

    “……. nessun vecchio ricco e potente può cercare di comperarla si chiama adescamento e istigazione alla prostituzione ed e’ un reato….” E’ REATO ? Va contro la legge dello stato. Caso contemplato e sottolineato nel mio post!!

    “…… che pensano che tutti siano in vendita, e ciò esula dagli scambi sessuali e si annovera invece nei reati….” TRA I REATI? Bene, vanno contro la legge dello stato. Caso contemplato e sottolineato nel mio post!!

    “…….. tutelare i soggetti sociali più’ deboli comprese qui le donne e le ragazze e anche i ragazzi …..” la tutela dei minori è prevista dalla legge. Nei casi di trasgressione si ha UN REATO. Caso contemplato…… vedi sopra.

    Come vede siamo perfettamente d’accordo su tutto salvo che su quello che considero un eccesso di chiacchiere per dire ciò che è lapalissiano.

    “ Vede lei confonde le cose affianca la meritocrazia alla libertà di comperare la gente…..” Temo che lei abbia letto troppo in fretta e non abbia rilevato che ho detto l’opposto.
    La meritocrazia serve a controllare che la persona occupi un posto perché è VERAMENTE capace e meritevole e non sia lì , diciamo così, per opera dello spirito santo!. Quindi, se funzionasse sarebbe un vero argine alla corruzione e a tutte le compravendite truffaldine di ogni tipo.

    Per meglio farmi capire riporto una risposta data, a suo tempo, in un caso simile.
    Diceva, tra l’altro, il post:
    “Queste donne che «sono sedute sulla loro fortuna» e «ne rendono partecipe chi può concretarla» non sono state trasformate in prostitute dai giudici che le indagano, bensì dal professore che regala loro l’esame in cambio dei loro favori, dal capoufficio che regala loro la carriera, dall’uomo che in qualsiasi modo o forma le compra.”

    Mio commento:

    Di tutto il suo lungo post queste poche righe mi hanno ispirato subito una risposta e quindi la butto giù di getto.
Lasciando da parte i giudici che non sono rilevanti per ciò che voglio dire, il professore, il capoufficio e tutti quelli che concedono favori tangibili in cambio di prestazioni sessuali lo fanno perché sanno che resteranno impuniti, ovvero che non avranno alcun danno personale. E non perché non saranno stati scoperti, ma perché la cattiva nomina o la cattiva laurea non saranno mai riconducibili a loro.
Ovvero il problema non è dato tanto dal fatto che essi sono disonesti, ma dal fatto che NON SONO RESPONSABILI. In Italia, con analoga leggerezza e con altrettanto danno alla comunità si raccomandano parenti, amici e affini di ogni grado, a prescindere dalle loro capacità. Il problema e lo stesso e il fatto che la cosa avvenga senza la partecipazione di un bel sedere non le rende meno gravi.
Perché negli USA questo non accade? Eppure lì le lettere di presentazione sono addirittura parte del CV.
Ma perché chi fa una lettera di raccomandazione o favorisce l’ascesa di qualcuno RISPONDE sempre in modo evidente e riconoscibile della sua iniziativa. E’ lui che perde il posto (e lì i posti non sono mai a vita) se la sua decisione non risponde alle attese o causa danni. Non ci sono giudici o giornalisti con i loro anatemi (ci sono solo in casi grossi), ma c’è tutta una collettività, intorno a ogni singolo, che si muove all’unisono perché nessuno guasti l’azienda o l’università di cui fa parte. La libertà del mercato fa si che le università migliori abbiano vantaggi anche per i docenti che ci lavorano e quindi ognuno sta attento e sorveglia che le cose siano fatte da tutti nel migliore dei modi. E tutti sanno di essere, se non sorvegliati, certo passibili di giudizio in caso di comportamenti non corretti.
Non è moralità, è utilità, che però ha lo stesso effetto positivo per la collettività. Magari non farebbe felice Kant, ma che ci si può fare …. E’ il liberalismo, bellezza ! si potrebbe dire, parafrasando Humphrey Bogart.

    Forse siamo meno lontane di quanto sembra.
    Cordialmente vostra Latomm
    PS. Vedo in questo momento una lunga risposta di Virginia che mi appresto a leggere con curiosità e piacere. Ma, visto che è pronta, posto intanto la risposta a Simonetta.

  8. Cara Virginia, risponderò sceivendo in maiuscolo i commenti al testo. Mi sembra la cosa più semplice.
    
non credo che la questione debba essere iscritta nella storica diatriba tra “libertà di” e “libertà da”, non era certo mio intento porre un limite morale o etico alla questione, ma interrogarsi sul valore che noi stesse diamo alla capacità di porre fine definitivamente a una subalternità, a volte meramente psicologica, al fascino dell’uomo potente ANCHE LA DONNA POTENTE ESERCITA UN ANALOGO FASCINO. MA CE NE SONO DI MENO che può ridurci notevolmente le “fatiche” quotidiane. SOLO L’INDIPENDENZA ECONOMICA PUÒ FARLO; QUINDI NON C’É CHE LAVORARE PER CONQUISTARLA. 
Vero è che il limite all’agire è posto da un insieme di norme emanate dai singoli stati e secondo quelle ogni individuo conosce i confini della propria estensione del sé, ma siamo davvero convinti che sia autodeterminante vivere sapendo che il nostro limite è stabilito da una norma?
    Suppongo che nella sua idea sia il massimo della propria manifestazione, perché in quello spazio siamo ciò che vogliamo essere, liberi da ogni condizionamento…Ritiene l’essere soggetti, anche involontariamente, la massima espressione del sé?
    Non credo che in cuor suo ritenga possibile realizzarsi a tutto tondo IDEA FUORI DALLA REALTÀ. NESSUNO DI NOI PUÒ FARLO dovendo sottostare, anche pensando di avere le redini in mano, a regole e sovrastrutture imposte dall’alto. TUTTI CI SCONTRIAMO CON DEI LIMITI, CONTINUAMENTE.
    Sembrerebbe voler interiorizzare un pacchetto di informazioni che ci spingono a credere di raggirare il potente, ma senza il quale noi di fatto non esistiamo. NON HO CAPITO QUESTA FRASE.
Ragionando poi paradossalmente ciò che è illecito per noi, intendo italiani che rispondono a determinate norme, è comprovato essere lecito per altri, no?
La violenza in nome di principi culturali è inammissibile secondo le leggi europee, ma è giustificata nelle culture che hanno bisogno di tutelare il gruppo prima dell’individuo. Né io né lei ci sentiremmo di giudicare una cultura altra, eppure lo stesso comportamento è lecito e illecito in base al luogo di attuazione.
    Applicando un principio relativista possiamo ritenere in giudicabile in Italia, per esempio, il soggetto che agisca secondo la sua tradizione pur configglente con le normative nazionali? MA DAI ! UNO STATO LIBERALE LASCIA A CIASCUNO LE SUE TRADIZIONI FINCHÉ NON VANNO CONTRO LA LEGGE DELLO STATO IN CUI IL SOGGETTO SI TROVA.

    Sa benissimo che questo è impossibile, quindi per questo che non ritengo lecito porre come unico limite quello normativo, poiché non risulta poi così saldo se comparato a livello trans-nazionale. MA CHE IDEA! LO STATO ESISTE PROPRIO PER QUESTO, PER AFERMARE LA VALIDITÀ DELLE LEGGI SUL SUO TERRITORIO. E’ LA PRIMA DEFINIZIONE DI STATO.
    
Non so se risulta chiaro il mio ragionamento, ma ciò che mi preme comunicarle è il pensiero che ha mosso il mio articolo. Non ritengo lecito da parte di una signora più fortunata di altre, incitare seppur provocatoriamente alla scelta facile, denigrando lo sforzo di una cassiera qualunque, di una donna che avrà fatto le sue scelte sofferte, che avrà un salario minimo e che di sicuro nessuno manterrà nel lusso. LA ADORNATO HA SOLO RIVENDICATO L’AUTONOMIA DELLE SCELTE PER TUTTE, PROPRIO PER TUTTE ALLO STESSO MODO . VEDERE ULTIMO CAPOVERSO. IL RESTO È, APPUNTO, PROVOCAZIONE.
    Il giudizio sulla vicenda muove dalla considerazione che la società consumistica ha reso secondaria la scelta di autodeterminazione. MA PAECHÉ? I CONFORMISTI CI SONO SEMPRE STATI. SEMPRE A LORO MODO FELICI E INFELICI. Controbatterà probabilmente che anche quella è una scelta libera e consapevole, ma finalizzata a cosa? COME A COSA? OGNUNO DECIDERÀ PER SÉ. Non parliamo ovvio delle persone costrette nel vero senso della parola, anzi, riflettiamo su quelle che potendo scegliere, scelgono per ottenere consumi, beni e status. PESSIMA SCELTA, SECONDO ME E ANCHE SECONDO LEI, SUPPONGO. MA È SOLO UN’OPINIONE MIA E SUA E LA NOSTRA OPINIONE VALE QUANTO QUELLA DI CHIUNQUE ALTRO/A.
    
Lei parla giustamente di meritocrazia, secondo lei questa non è inficiata e derisa da questi processi che portano il soggetto a ottenere più di ciò che merita? Ritiene che la tanto vituperata commessa di Ikea abbia le stesse possibilità di riuscita, a parità di capacità, di una persona che scelga la strada facile? PARAGONI CHE NON HANNO SENSO. OGNI STRADA PUÒ ESSER DIFFICILE O FACILE. DIPENDE DA CHI LA GUARDA E COME.
    E NON SAPPIAMO NÉ SAPREMO MAI COSA CI SIA DIETRO ALLE SCELTE DRGLI ALTRI (ALLE VOLTE NEANCHE DIETRO ALLE NOSTRE!) QUINDI MEGLIO NON GIUDICARE NÉ IN NEGATIVO NÉ IN POSITIVO.
    
Io credo, nella mia già ignoranza filosofica che non è la sua, sinceramente di no, anzi suppongo tutto il contrario!
Spero che ora capisca che la polemica non si fonda su fondamenti moralistici, ma dalla convinzione che non possiamo prescindere dal difendere le persone più deboli se siamo in posizione di poter scegliere, peRché le “puttanelle”, termine che mi scusi considero non acritico da parte sua, – ERA, NELLE INTENZIONI, NON CRITICO MA FORSE RIDUTTIVO SÌ. NEL SENSO CHE CI SONO DIVERSI LIVELLI DI PROFESSIONALITÀ (POMPADOUR/RUBY PROFESSIONISTE CON DIVERSO SUCCESSO) non sono forse tutte in condizione di scegliere MA NESSUNO DI NOI È TOTALMENTE LIBERO NELLE SUE SCELTE. SE CI METTIAMO A FARE QUESTE DISTINZIONI, DEGNE DI UN CONFESSIONALE, FACCIAMO APPUNTO DEL MORALISMO, ma la cassiera “triste” di Ikea lo è stata, ha fatto una scelta più dura e solo per questo merita il mio rispetto, etico o moralista che sia. ANCHE QUESTO È APPUNTO MORALISMO. OGNI SCELTA È LIBERA E BUONA, SE VA BENE A CHI LA FA E NON VA CONTRO LA LEGGE. CHE SIA LA “PROFESSIONISTA ALLEGRA” O LA “CASSIERA TRISTE”.

    
Non sono né la Chiesa né Savonarola né Mao, sono una donna sui 30 che crede fermamente che la subordinazione esisterà fintanto che non la decostruiremo dall’interno con la forza che contraddistingue il nostro essere donne NON C’È NESSUNA FORZA SPECIALE NELL “ESSERE DONNE”. QUESTI SONO SLOGAN. SERVONO SOLO A CONFONDERE LE IDEE. C’È, LA FORZA CHE C’È, IN OGNUNA DI NOI. MAI SEMPRE UGUALE . UN GIORNO DI PIÙ, UN ALTRO DI MENO, DIVERSA NEI DIVERSI PERIODI DELLA VITA. MA SE ABBIAMO UN’IDEA IN TESTA, ANCHE UNA SOLA E CHIARA E CI TENIAMO VERAMENTE, FORSE ABBIAMO QUALCHE CHANCE DI FARCELA. cosa che credo le appartenga o sbaglio?

    No, cara amica, non si sbaglia. Una donna che ha lottato tutta la vita per la propria libertà: madre, moglie – sottrattasi al marito grazie al divorzio – lavoratrice in ambiente maschile, precaria per 10 anni. ma senza mai mollare. E ce l’ho fatta. Ho saputo dire di no. Molti NO ! Ho saputo rinunciare al benessere e rischiare per inseguire la libertà. Libertà nel senso liberale del termine: libertà si ha quando un individuo non è sottomesso a nessun altro individuo (è sottomesso, come ogni altro, solo alla legge) Ma non credo alle vittorie collettive e non mi piacciono le generalizzazioni. La lotta non dovrebbe esser per “le donne”, ma per la realizzazione dell’uguaglianza tra gli individui, semplicemente. Come è stato per i neri negli Usa. Lotta per i diirtti civili. Anzi credo che il discorso a base di « le donne » abbia più di un lato negativo. Crea un’ostilità diffusa tra gli uomini, nelle istituzioni e nelle imprese, e un vittimismo tra le donne. Mentre una bandiera che associasse tutti, uomini e donne, per arrivare progresivamente alla realizzazione della stessa eguaglianza di opportunità per tutti, senza distinzioni, potrebbe rendere tutti fieri per una battaglia in positivo.
    Per la libertà. Insistere sulla “cancellazione delle disuguaglianze”. Non qualcosa da conquistare, ma delle incompletezze da correggere. Da realizzare un pezzo alla volta, cancellando appunto le specifiche disuguaglianze (30/40 % nei posti di lavoro, nelle liste politiche ecc. Congedo maternità/ paternità) in modo pianificato nel tempo. Abbiamo ottimi esempi nei paesi nordici. Unirsi per realizzare, non per lamentarsi. Con leggi e ‘class actions’. Non so se rendo l’idea.
    Affettuosamente.

  9. Bellezza.. se lo tenga lei quello che lei chiama liberismo ma che e’ definito molto bene da osservatori internazionali della politica italiana in “familismo amorale’. No mi spiace c’e’ un modo differente di vedere le cose e si chiama meritocrazia e stato del diritto che comporta fra le altre cose che un cittadino uomo o donna abbia gli stessi diritti e che sia perseguibile chiunque induca alla prostituzione e dove una ragazza che decide della sua vita sessuale a modo suo e non facendosi pagare ma decidendo semplicemente con chi dividere il letto e quante volte lo preferisce non venga chiamata puttanella. No non sono della sua opinione ci sono comportamenti disonesti e quindi responsabili della disonestà ed e’ ora che qualche cosa si cambi . Le ricordo che Humphrey Bogat era un attore che le frasi fatte hanno affossato e affossano qualsiasi discussione che sulla tomba di Kant e’ scritto ” sopra di me il cielo stellato, dentro di me la legge morale” . personalmente non ho simpatia per i trasformisti e per chi confonde i significati delle parole e per chi riduce tutto ad una frase da film.
    sì siamo distanti per il semplice fatto che per me nessuna donna al mondo e’ una ” puttanella” tanto perche’ e’ bello da scrivere e suona bene nel testo e ci tengo ad esserlo distante , anche in termini riduttuvi ma distante sempre
    grazie per il commento

  10. Le rispondo a punti e con questo concludo per non protrarre dato che sono certa che la sua posizione sia alla fine non diversa dalla mia sebbene lei sia convinta che la sottoscritta sia mossa da giudizi etico-moralistici:
    1)se le donne hanno lo stesso comportamento sbagliano, ma lei stessa ammette che sono molto più rare perchè meno, il che dimostra la nostra inferiorità a livello statistico nelle posizioni dominanti che non è certo casuale.
    2)l’indipendenza economica si ottiene attraverso la spendita di se stessi che lei stessa narra nella sua storia personale e con questo le spiego quello che sottolinea essere incompresibile: se la donna pensa di raggirare il potente ottenendo i risultati di cui sopra, quella donna esiste nel ruolo acquisito solo in funzione dell’esistenza del potente, di qui credo che sia dimostrata una subordinazione implicita nel rapporto tra i due. (Rimando alle teorie dell’Orientalismo di Said per esempio..)
    3)se ci considera non del tutto in grado di realizzarci credo che ci neghi la nostra unicità di esseri umani, ovvio che non sia facile né tantomeno fattibile per tutti, ma possiamo avere o no la possibilità di tentare?
    4)per quanto riguarda la questione stato era un paradosso..non era una proposta, ma le volevo proporre una delle obiezioni che le avrebbe fatto qualche studioso e più semplicemente farle capire che ognuno di noi ha dei cardini, se per lei sono legislativi e fondati sui diritti civili e umani sa anche di sicuro che quegli stessi principi rappresentano per altre culture principi opinabili.
    In ogni caso era un mero paradosso.
    5)per quanto riguarda Anna Adornato, a cui facciamo oggi molta pubblicità, non credo che sia stata mossa da principi tanto liberali o meglio non l’ho compreso nei suoi molti articoli che ho letto prima di risponderle, ma mi auguro vivamente che lei abbia ragione!
    6)per quanto riguarda il fatto che ogni opinione è paritaria..anche qui paradossalmente trovo la posizione pericolosa, perchè ricordo non si parla di libertà sessuale né di quante relazioni ogni donna possa avere all’anno, al mese o al giorno, nulla quaestio sulla vita privata dei singoli, qui si parla di ottenere qualcosa che nel caso specifico è spesso collegato a ruoli istituzionali, che lei stessa sottolinea inaccettabili e impensabili se solo esistesse meritocrazia.
    7)poi se vuole tornare indirettamente ad attaccare idee che si fondano su principi religiosi, dicendo DISTINZIONI, DEGNE DI UN CONFESSIONALE, le ricordo che in questo stato, se anche fosse, vi è la libertà di espressione, quindi che rientra nei principi giuridici sanciti dalla costituzione.
    Non la sto attaccando, vorrei solo che capisse davvero da cosa muove il desiderio di sottolineare la positività o la negatività senza porre giudizi.
    Io non esalto la commessa di Ikea come modello sofferente della società e scredito il modello “escort” per denigrarne la peccaminosità, vorrei solo che fosse sincera dall’ammettere che oggettivamente le possibilità offerte alla prima e alla secondo sono ben diverse. Solo che la prima TEORICAMENTE è indipendente la seconda esiste in relazione al suo rapporto con il potente che se per caso smettesse di essere tale non le potrebbe offrire più le stesse possibilità di affermarsi socialmente. (il che mi fa di nuovo pensare alla non pari condizione tra i due)
    8)in ultima analisi mi dispiace che consideri il nostro parlare di donne come mera demagogia poichè forse ne ha frainteso il senso. Le dirò se considera vittimistico l’attegiamento femmile dovrà però ammettere che a livello statistico se in tutta Europa le donne ricoprono in termini percentuali una porzione minima dei ruoli dominanti una ragione ci sarà o no? E dato che anche lei si batte per appianare le disuguaglianze converrà con me che difendere la donna o abbattere la disuguaglianza in questo caso sia dire la stessa cosa. E’ questo che facciamo, né più né meno..nessuno ha mai voluto creare asti o dissapori con il genere maschile..anzi!
    9) Ultima cosa la sua vita è la rappresentazione concreta di quello che cercavo di dirle. la sua lotta per la libertà personale a costo di perdite o i suoi NO sono la prova che lei ha scelto ed ha avuto la forza di scegliere cosa che non tutte hanno e se per lei fa lo stesso per me no, poiché nessuno donna è una puttanella (e in questo concordo con Simonetta) nessuna ha spessore inferiore, siamo tutte diverse! (certo Madame Pompadour non è Ruby ma io non sono lei etc etc)..penso solo che molte ragazze se non fossero invischiate in certi contesti non agirebbero così e che lei come tante altre rappresenti un modello di vita positivo…so che invece di farle piacere penserà che non ho capito nulla e che lei non accetta l’idea che un soggetto formuli un giudizio né positivo né negativo..ma non si tratta di giudizio morale o anatema..solo una semplice constatazione frutto del mio pensiero, perchè fortunamente in democrazia il pensiero è teoricamente libero!
    Grazie infinite del tempo dedicatomi, e complimenti per la sua battaglia per la libertà personale!

  11. “…… No mi spiace c’e’ un modo differente di vedere le cose e si chiama meritocrazia e stato del diritto che comporta fra le altre cose che un cittadino uomo o donna abbia gli stessi diritti e che sia perseguibile…..”
    Ma benedetta ragazza, detto in modo confuso, ma è esattamente questo il “liberalismo”! La linea di pensiero che fonda e garantisce la LIBERTÀ di tutti gli individui e la loro eguaglianza di fronte alla legge.
    Il “familismo amorale” è proprio la mancanza, anzi la negazione del “liberalismo” e, per quel che riguarda l’Italia, esiste anche l’ignoranza totale del significato dello stesso termine “liberalismo”, confuso continuamente con “liberismo”, “libertarismo” “libertinismo” e altre simili distorsioni.
    Non ho capito, al di là di un profluvio di inutili parole in libertà, dove stia la divergenza. Senza rancore, ma con un abbraccio d’incoraggiamento.
    Per Virginia
    la ringrazio per il tono cortese. Sono convinta che siamo molto vicine per idee e obiettivi.
    Io, grazie al mio lavoro ho soggiornato per lunghi periodi negli Stati Uniti e ho avuto modo di conoscere e apprezzare la linearità della cultura politica di quel paese. Intendo, non la linearità dell’azione politica, ma la chiarezza sulle idee che restano idee politihe e non si mescolano a sentimenti ed emozioni. E’ già molto. Poi si realizza ciò che si può.
    Questo mi ha abituata a usare con attenzione termini e idee. Da qui la mia pignoleria e me ne scuso. Non ho alcun intento critico, anzi, apprezzo e ammiro il lavoro che state facendo (in quella Padova dove ho vissuto e lavorato per una lunga parte della mia vita). La sola cosa che mi lascia perplessa – ed è stato così anche per il femminismo degli anni ’70, che ovviamente ho vissuto – è che, secondo me, questa battaglia, per essere veramente vincente, dovrebbe vedere uniti uomini e donne. Proprio come per il problema razziale americano, ove le cose si sono mosse solo quando, nella lotta per i “diritti civili” (perché così io vedo anche questa situazione italiana) bianchi e neri si sono mossi insieme. Considerate questo e vedete se potete dare una svolta in questo senso. Mettere tutto sotto il cappello della realizzazione dei “diritti umani” o del “liberismo” che sono sanciti dalla Costituzione ma non ancora realizzati, aprirebbe la via ad altre battaglie sulla stessa linea (immigrati, omosessuali eminoranze in genere) Per il resto mi sembra che marciate benissimo.
    C’è un’altra cosa che è importante: studiare, leggere, conoscere, viaggiare, confrontare.
    La conoscenza è POTERE. E’ il più flessibile ed efficace dei poteri.
    Mandela, dal carecere, diceva ai suoi. “Studiate, preparatevi. Dovete avere le armi pronte quando sarà il momento” E parlava di armi mentali.
    Ciao, ragazze. Un abbraccio affettuoso.
    PS. Sono stupita per il “puttanella” che tanto vi ha scandalizzato. Non è che un modo diverso, e mi pareva anche garbato e scherzoso, di dire “escort” o “prostituta” o “peripatetica”,…… Termini che esistono nella lingua italiana e che sono l’unico modo per riferirsi a un preciso tipo di attività commerciale che esiste nella realtà e che, ai miei occhi, vale quanto un’altro. (Potrebbe, al caso, avere un solo difetto, quello di evadere le tasse!) Solo che “puttanella” mi fa pensare a un’apprendista (ed è il caso delle varie adolescenti), mentre una “escort” a una professionsta affermata. Tutto qua.

  12. Ma va?… Non lo sapevo pensi un po’, io sono rimasta a Bambi e Pinocchio come film. Magari se lei si ricordasse che nel famoso liberismo ci sta anche che una ragazza non debba essere chiamata puttanella e che magari proprio il chiamarcela diventa moralismo allora va bene. Perchè vede benedetta ragazza, io non faccio questioni sul liberalismo ma sul fatto che lo si deve pure applicare e non solo predicare. Benedetta ragazza che nel momento stesso che lei chiama una donna ”puttanella” fa del moralismo e del tutto inutile, o utile solo ed esclusivamente alla resa scenica del suo testo il che benedetta ragazza non le fa onore, perchè vede con le sue parole in libertà offende e non va bene,e la divergenza io la vedo sostanziale, non si puo’ parlare di liberismo e poi fare del moralismo. Usa le stesse parole e forse anche gli argomenti di gente che del libertinismo fa bandiera e usandole grazia proprio i libertini e non le puttanelle e mi permetta benedetta ragazza che questo ha una sua importanza perchè come diceva qualcuno e non era Humprey Bogart ” le parole sono pietre ” eh non so chi fosse l’avrò letto nelle parole crociate dal parrucchiere o nella carta di giornale della spesa del pesce, comunque oggi mi faccio coraggio e lo cercherò su google. Santo cielo lei mi incoraggia, sono confusa..Lasci perdere il rancore, mi sento profondamente onorata mi tolgo i guanti che ho appena lavato i piatti e le stringo la mano.

    P.S. per quanto il femminismo e’ stato un movimento con grandissimi limiti e che è parte di una storia passata, è stato anche grazie alle lotte femministe e delle altre forze di quel tempo se c’e’ stato un cambiamento culturale per quello che riguarda la condizione femminile. Ricordo che nei non così lontani anni ‘ 70 per una ragazza era difficile e in certi casi anche impossibile uscire la sera, ed era fantascienza la convivenza, delle volte anche studiare era difficile, aggiugiamo che leggi come quella dell’aborto e il divorzio, i consultori, e tutte le leggi riguardanti le donne e la parità dei diritti sono anche dovute alla spinta dei movimenti femminili di quel tempo. Se oggi possiamo conoscere viaggiare e confrontarci e’ anche grazie al movimento femminista quindi, non dimentichiamone il valore e soprattutto certi aspetti che forse sono stati positivi e vincenti. Ricordo che tutte quelle conquiste che proprio negli anni ’70 sono state fatte oggi si cerca di rivederle ed in parte di annullarle e di cancellare la memoria storica nel non valutare correttamente l’importanza e i valori positivi di certi movimenti. Ricordo inoltre che prima di Mandela c’è stato un altro a dire ‘S’tudiate abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza, preparatevi abbiamo bisogno di tutta la vostra forza” ed era Antonio Gramsci ma oggi citarlo e’ fuori moda un po’ come il femminismo e si preferisce citare qualcuno di meno scomodo. Per quanto riguarda il termine usato, evasore e’ un termine appropriato per chi evade le tasse puttanella e’ un termine offensivo ( ma lei lo sa ) usato per evocare proprio non quel tipo di professione, ma il ruolo che viene imposto con quell’epiteto. Mi meraviglio io di una persona che parla tanto di liberalismo che scivoli su una cosa così ovvia.
    Mi ritolgo i guanti di gomma che ho appena finito di fare la cucina, un’ultima domanda . Il rancore che cosa è? Cerco su google anche quello magari c’e’ qualche ricetta

    mi ritolgo i guanti che ho appena lavato i piatti e le ristringo la mano

  13. “Ricordo che nei non così lontani anni ‘ 70 per una ragazza era difficile………

    Trovo molto divertente che qualcuno descriva così bene “la vita di quel tempo”.
    Eh, sì, lo ricordo anch’io, come se ci fossi stata. Diammine, ora che ci penso, ci sono stata! Avevo tra i trenta e i quaranta. Ho visto arrivare la pillola (e non smetterò mai di esser grata a chi l’ha inventata, mi ha cambiato la vita!), ho votato per il divorzio e per l’aborto. Ora, a 76 anni, mi fa un certo effetto sentir parlare “delle femministe di allora”, mi farebbe sentire un rudere se, per mia fortuna, non mi sentissi e fossi in piena forma.
    Sono contenta che il nostro trafficare tra macchine da scrivere e ciclostile (anche questo si trova su google, naturalmente, e in fondo a qualche scantinato come reperto di antiquariato) ottenga oggi il riconoscimento del lavoro fatto. Grazie!
    Ma forse c’era anche lei, visto che ne ha così buona conoscenza e distribuisce lezioni agli ignari. Forse lavoravamo insieme, forse ci siamo conosciute? Forse l’ho immaginata più giovane di quanto non sia? Potrebbe essere un complimento o no?

    Quanto al “puttanella” se trova il termine spregiativo e ‘politically incorrect’, posso dire meretrice, prostituta peripatetica o come altrimenti preferisce purché mi suggerisca una parola che indichi la professione in questione come si fa per le avvocato/avvocatesse (vexata questio anche qui il termine da preferire), le magistrato, le parrucchiere, le ginecologhe, le massaggiatrici (anche questo termine ambiguo?).

    Il liberalismo sta a un certo tipo di società come la grammatica sta alla scrittura.
    E’ uno strumento intellettuale non una politica sociale! E utile conoscere la differenza.
    Per poter scrivere un romanzo o un poema o anche un post è necessario un minimo di conoscenza degli strumenti di scrittura.
    Quando io parlo del liberalismo parlo di un simile strumento che, in quanto tale, è piuttosto ignoto in Italia. Quanto poi alla sua applicazione, il discorso è diverso. Io non faccio attività politica e tantomeno ‘blatera’ politica. Ho lavorato sulla storia delle idee e mi attengo a ciò che conosco. Lascio a lei, molto più versatile e poliedrica, di spaziare così fluidamente in tutto lo scibile …. umano? femminile? :-)
    ==================
    Ammetto che mi diverte molto questo piccolo battibecco, basato sul niente. Purtroppo non potrò più continuarlo. Sto per partire per un viaggio in India, tutta sola, come ho sempre fatto da donna libera e indipendente (!), e quindi sono molto presa con l’organizzazione. Ciao! ( e niente incoraggiamento!)

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