Hashtag, discriminazione e polemiche. Ma lo sport?

Se fossimo nella Grecia antica, i cultori della dea Artemide avrebbero probabilmente gettato da una rupe il direttore del QS Quotidiano Sportivo, Giuseppe Tassi. Invece siamo nell’Italietta del 2016 in cui tre atlete che raggiungono il livello più alto nella storia della loro disciplina vengono ricordate, in una testata nazionale, per il loro aspetto fisico; scatta la polemica tra buonisti e bonaccioni sui social; partono le scuse dell’editore della testata e la successiva rimozione del direttore Tassi dal suo incarico. Fine della storia.

 

resto del carlino

 

E invece no.

Quello che è triste, è che ora nella rete imperversano immagini tormentone a sfondo ironico, come quella riportata qui sotto:

tiro con l'arco

Sui social e sulle testate online impazzano i botta e risposta di buonisti contro bonaccioni, è gara a chi crea l’hashtag più solidale per le atlete azzurre, che con ogni probabilità erano fino a ieri sconosciute ai più. Basta fare una carrellata su Twitter (hashtag “cicciottelle”, esiste già un hashtag…) o sull’articolo della Gazzetta dello Sport e leggere i commenti.

E quello che conta, cioè sport e giornalismo, rimane in secondo piano.

Il popolo si è già dimenticato che il direttore Tassi è stato rimosso, forse in maniera troppo frettolosa, perché ha certamente espresso un pensiero “da bar” più che da testata nazionale, ma nel giornalismo italiano c’è ben di peggio; al popolo non importa se un quotidiano non adempie al suo compito, cioè informare sui fatti.

Quello che però più ferisce è che a nessuno interessi chi siano queste ragazze, da dove vengano, che sacrifici abbiano fatto per arrivare fino a Rio 2016, come funzioni la disciplina del tiro con l’arco, tra le più antiche discipline olimpiche. Nemmeno a chi si dice, o “si twitta”, solidale con le atlete azzurre, Ciò che conta nell’Italietta 2016 è mostrarsi sui social media, ribadire ai quattro venti che “cicciottelle non si dice” o che “massì, ha solo detto quello che pensiamo tutti”.

Artemide, non era solo la divinità del tiro con l’arco, ma anche della luce: speriamo che illumini le menti di tutti noi e ci ricordi che sport e giornalismo dovrebbero starsene lontani da discriminazioni e sterili polemiche.

le azzurre del tiro con l'arco

 

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