Divorziare perché lei guadagna di più

Non si tratta di incompatibilità caratteriale, né di visione diverse della vita. E non è nemmeno colpa di lui che lascia puntualmente i calzini appallottolati sotto il letto o di lei che non vuole cedere il telecomando della tv. Nel 20% dei casi di divorzio a scatenare la rottura è l’incapacità del marito di accettare che la moglie guadagni più di lui. A dirlo è l’ultimo rapporto elaborato dal centro studi dell’Associazione matrimonialisti italiani (Ami) che racconta anche come oggi, in 4 casi su 100, l’assegno di mantenimento lo paga la moglie.

“È molto complesso – si legge nel report – riuscire a stabilire con esattezza quanti matrimoni finiscano a causa di squilibri reddituali, ma una stima può essere fatta: nel 20% delle rotture che noi matrimonialisti identifichiamo come incompatibilità caratteriale, la causa scatenante è il fatto che la consorte sia dominante dal punto di vista professionale”. Una situazione che si verifica soprattutto nel nord Italia dove, nelle cause di divorzio, crescono i casi in cui lei guadagna almeno tre volte più del marito.

Ma il rapporto dell’Aim racconta che sono quasi il 60% le donne che mantengono l’ex coniuge esercitano una libera professione, mentre il 25% sono imprenditrici e il 15% “svolgono un’attività comunque ben remunerata”. Quattro su dieci (il 40%) sono più anziane dei mariti e, per questo motivo, si trovano spesso a doverli sostenere economicamente (non senza difficoltà).

Una situazione che ha come conseguenza mariti frustrati e scontenti e che si traduce, molto spesso, in una competizione professionale all’interno delle mura domestiche fatta di litigi e dispetti che rovinano la relazione. Queste dinamiche – precisa l’Aim – si trascinano poi anche all’interno delle aule dei tribunali. “Anche in questo caso, il marito professionalmente frustrato sfoga la sua rabbia mentre la donna è ben disposta a pagare pur di non sfinirsi in un’estenuante quanto annosa guerra dei Roses durante le udienze”.

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