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Nawal El Moutawakel: dall’Islam all’oro olimpico.

Tra pochi giorni, inizieranno i giochi olimpici di Londra 2012 e tutti i media non fanno che parlare di pronostici, hotel pieni, vip che assisteranno alle gare…tutti tranne uno: Radio 3. Da qualche tempo alle 14:00 c’è una trasmissione carinissima, “Passioni – Leggende Olimpiche”,  di Giampiero Vigorito che narra le vicende dei giochi attravero i protagonisti diventati appunto “leggende”.

Tra queste, è stata raccontata la storia della marocchina Nawal El Moutawakel, la prima donna africana e musulmana ad aver vinto una medaglia d’oro alle Olimpiadi. Ascoltandola, continuavo a piangere: il racconto era così carico di emozioni e momenti significativi, che non riuscivo a fermarmi. Ciò che questa donna ha significato per il suo popolo, per le donne musulmane e per il continente africano è difficile da spiegare. Per questo ho deciso di raccontarlo attraverso le parole di Vigorito e della stessa Nawal, che dopo essere stata Ministro dello Sport in Marocco ora è membro del Comitato Olimpico Internazionale.

Fino ai Giochi di Los Angeles del 1984, nessuna donna musulmana aveva mai vinto una medaglia d’oro alle Olimpiadi. Tutto è cambiato quando la marocchina Nawal El-Moutawakel ha limato di 76 centesimi di secondo il suo record personale nei 400 ostacoli battendo la favorita. Con quella vittoria è diventata non solo la prima donna musulmana, ma anche il primo atleta marocchino a conquistare l’oro alle Olimpiadi. “Il re Hassan II mi ha chiamato subito dopo aver tagliato il traguardo”, ha ricordato l’atleta marocchina. “Qualcuno mi ha portato in una stanza speciale e mi ha detto con una certa enfasi che il Re era al telefono e che aveva chiesto di me. Con un certo imbarazzo ho preso la cornetta e ho sentito la sua voce dall’altro capo del filo che mi diceva: “Siamo tutti  molto orgogliosi di te. L’intero paese è in festa. Questa vittoria ci ha reso felici”  Sono rimasta senza parole. Non potevo credere che il re fosse rimasto sveglio tutta la notte per non perdersi la corsa in televisione. In Marocco, il fuso orario aveva spinto la gara a ridosso delle prime ore del mattino. Il re mi disse anche che per festeggiare l’evento, avrebbe annunciato che ogni ragazza nata quel giorno si sarebbe dovuta chiamare Nawal. L’atleta ha più volte sostenuto che la sua vittoria ha aiutato migliaia di donne musulmane in tutto il mondo ad avere una nuova prospettiva di vita. Precedentemente, si pensava che le donne non potessero distinguersi nello sport, ma il suo trionfo in una gara così cruciale dell’atletica leggera come i 400 ostacoli, ha offerto un’allettante chance ad un’ intera generazione. Non a caso Nawal è diventata immediatamente una figura di riferimento per tutte le donne musulmane. In pochi mesi la sua casella postale è stata invasa da migliaia di lettere spedite al semplice indirizzo di: Nawal El-Moutawakel, Marocco. “Le donne mi scrivevano per ringraziarmi per quello che avevo fatto per loro attraverso lo sport. Ragazze con e senza il velo mi raccontavano che, grazie a me, si erano sentite liberate e che sentivano nel loro profondo di aver corso al mio fianco”. In effetti, quell’apnea di meno di un minuto che aveva accompagnato la visione della gara, si era per tutte loro tramutata  in una specie di canto di gioia.

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