Difendiamo la 194
Con la sentenza della Corte costituzionale sulla legittimità dell’art.4 della legge 194, si conclude l’ennesimo attacco alla legge sull’aborto varata nei gli anni 70. La Consulta ha dichiarato inammissibili le obiezioni di legittimità costituzionale dell’art.4, punto cardine della legge 194 che disciplina l’interruzione volontaria di gravidanza.
Il ricorso era stato presentato dal Giudice tutelare di Spoleto in relazione ad una richiesta d’interruzione di gravidanza di una diciassettenne senza il consenso dei genitori. Già nello scorso maggio la Consulta ha respinto un’eccezione simile presentata da un giudice di Siracusa. Nonostante le proteste di alcuni, che avrebbero voluto rivoluzionare la legge sull’aborto, la legge rimane valida e non attaccabile: bisogna solo applicarla.
Il problema, infatti, è rendere operativa una legge che, innescando il meccanismo di moltiplicazione dell’obiezione ne limita il funzionamento, trasformando l’obiezione personale in obiezione strutturale. Il clima di colpevolizzazione di chi decide di abortire quanto di chi fornisce il servizio veste questa esperienza di valenze negative.
L’obiezione di coscienza del personale sanitario, che arriva percentuali molto alte in quasi tutte le regioni fino a oltre del 90 % nella regione Lazio, rende difficile per moltissime donne poter accedere alle strutture pubbliche, costringendole a rivolgersi alle strutture private, o all’espatrio. A questo bisogna aggiungere che il 50,9 % dei medici e’ obiettore anche nella prescrizione della pillola del giorno dopo e che fra loro ci sono soprattutto i medici del pronto soccorso (34%), della guardia medica (30%), dei consultori( 25%) e di medicina generale (10%).Ricordiamo che in Italia ricorre alla contraccezione di emergenza solo il 2.5% delle donne fra i 15 e i 49 anni ed e’ il dato fra i più bassi in Europa.
L’attacco alla libertà di scegliere per una donna una gravidanza non finisce qui.
Ricordiamo anche che la RU486 in Italia viene somministrata ( per una forzata interpretazione della legge 194 da parte del ministero della salute) solo con ricovero ordinario e non in regime di day hospital.
Come mette in evidenza il rapporto ombra Cedaw, tutte le regioni tranne Toscana ed Emilia Romagna, adottano un ricovero di 3 giorni, penalizzando le minorenni,le lavoratrici precarie, le straniere (soprattutto le badanti che non si possono permettere giorni di ospedalizzazione e ricorrono quindi all’aborto chirurgico per il quale non e’ previsto ricovero).
Ricordiamo inoltre che gli aborti clandestini dal 1988 al 2007 sono passati da 55.000 a 77.000.
Da molto tempo i ginecologi di LAIGA (Libera Associazione dei Ginecologi per l’applicazione della legge 194) hanno fatto notare che, in mancanza di formazione e di sensibilizzazione di nuovi ginecologi, si rischierà l’impossibilità di fatto di applicare la legge per mancanza di operatori.
Questo,inoltre, non sarà sicuramente l’ultimo attacco alla legge 194 quindi prepariamoci a difenderla.
Ci si deve accertare quindi, in quanto diritto sancito per legge, che venga garantita nei termini previsti, la prestazione del servizio richiesto alla struttura pubblica, avvalendosi della possibilità di denuncia per la mancata prestazione .
Bisogna inoltre promuovere anche l’educazione sessuale nelle scuole, con adeguate campagne sulla contraccezione, il rafforzamento dei consultori sempre meno numerosi e chiedere una risoluzione pubblica sulla non possibilità di obiezione dei farmacisti riguardo la pillola del giorno dopo e l’aumento dei medici non obiettori nelle strutture pubbliche.
Per quello che riguarda le implicazioni morali, penso che sia del tutto inutile e soprattutto irrispettoso per ogni donna soffermarsi sul diritto di diventare madre o soffermarsi sul fatto che nessuna donna viva o scelga l’interruzione di gravidanza come una qualsiasi misura anticoncezionale.
Difendere la presenza di una legge come la 194 è riconoscere la rispettabilità di un diritto di ogni cittadino prescindendo dalle opinioni personali e dalle valutazioni sentimentali e religiose di ognuno.



















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Sono una vostra amica che vive in Francia. Vi ho già scritto riguardo gli “asili nido” presso le famiglie. A proposito come va il vostro esperimento a Padova?
Ora vi riscrivo perché spesso mi capita di sentire alla radio francese la pubblicità fatta dall’organizzazione sanitaria nazionale per la “pillola del giorno dopo” e allora non posso far a meno di pensare a come vanno le cose in Italia.
Come contributo vi mando il sito che viene regolarmente citato da detta pubblicità. E’ in francese, ma con l’aiuto di un traduttore non è difficile fa capire. Se avete problemi ditemi cosa posso fare di utile.
http://vosdroits.service-public.fr/F1100.xhtml#N10073
Nella pubblicità radiofonica raccomandano di andare con urgenza da un medico o in farmacia nel caso di un imprevisto rapporto non protetto o mal protetto. Raccomandano, capito, raccomandano la pillola del giorno dopo!
Publicizzate il confronto e lottate per avere lo stesso. Non si può citare la Francia solo quando comoda, o la Germania o altri paesi.
Altrove la separazione tra stato e chiesa è avvenuto un secolo e mezzo fa. L’Italia, in questo campo sembra più vicina ai paesi islamici che all’Europa.
Un’altra volta vi racconterò come la legislazione francese sia favorevole alla donna in caso di separazione e divorzio. Altro punto su cui siamo ampiamente distanziate.
Con amicizia e simpatia.
Laura