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Joan Baez chi è?

“Joan Baez chi è?” chiede uno degli amici dei miei figli, mentre, seduto sul divano del mio soggiorno, guarda il telegiornale. Marco è un ragazzo di diciassette anni con le cuffiette che penzolano sempre dal bavero del cappotto, io so che musica ascolta, tante volte abbiamo caricato le stesse canzoni su l’iPod, altrettante volte gli ho detto che quello che lui sente ora e’ la musica che ascoltavo io da ragazza negli anni settanta, anni in cui a musica era tante cose e non solo musica.

Marco mi guarda sempre fra l’incredulo e il divertito quando parlo di questo, come se non fosse possibile che qualche canzone riesca a colmare quelle che per lui sono ere geologiche fra la mia generazione e la sua. Dopo la sua domanda sono rimasta a pensare al fatto che sempre di più si vive solo di presente, a quanto facilmente si dimentica, a come si perde la storia e ogni cosa che essa porta con sé, a quanto l’informazione oggi può modificare ciò che diventa poi memoria, la memoria di tutti e quindi cultura.

“Insomma a sì chi è ‘sta Joan Baez?” incalza il ragazzo curioso, un po’ seccato anche dal fatto che si dia così grande importanza che oggi il 9 di gennaio sia il compleanno di quella donna di settanta anni in calzoni e con la chitarra in mano un po’ hippy lì in televisione, così differente dalle star della musica che si vedono su MTV.

Joan Baez è ben altro e ben di più di una stella della musica, non è solo una cantante che inizia la carriera come folksinger con una delle più importanti case discografiche americane La Vanguard Records, che vince il disco d’oro con la sua seconda raccolta, è soprattutto una donna che ha usato la sua musica per farsi portavoce di temi importanti come la difesa dei diritti civili e per questo già dagli anni settanta collabora con Amnesty International.

La sua musica è stata il mezzo per arrivare ai giovani, ed ha testimoniato la contrapposizione di quella generazione alla guerra in Vietnam e a tutte le guerre e a tutte le ingiustizie. Il suo impegno è andato oltre le parole ed ha aderito all’obiezione fiscale alle spese militari, difendendo e incitando l’obiezione di coscienza  al servizio militare. La sua canzone “We Shall Overcame” è stata cantata alla marcia di Martin Luther King a Washington e rappresenta ancora oggi l’inno della difesa dei diritti civili.

Joan non è mai rimasta solo sul palco, è scesa in piazza ed ha protestato e marciato insieme a tutti. In America latina si è schierata contro i regimi totalitari e ha appoggiato le vittime del regime Cileno. Il suo nome è associato alla lotta per i diritti degli omosessuali, alle proteste contro la pena di morte e contro le mine antiuomo. In tutta la sua carriera di artista non ha mai smesso di difendere i diritti umani ovunque, in Bosnia come nella striscia di Gaza ed è stata la prima artista che si è esibita a Sarajevo dopo lo scoppio della guerra civile.

Si è unita al Tour di Michael Moore nei college americani incoraggiando i giovani a votare candidati pacifisti e ha sostenuto apertamente Barack Obama nelle ultime elezioni del 2008. La sua voce è nella colonna sonora del film dei due anarchici Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo e quindi a tutti coloro che sono stati processati ingiustamente. Sì Joan Baez e’ anche una grande cantante, e una donna che ha usato la sa popolarità per aiutare cause giuste, ed e’ stata la portavoce dei valori in cui credeva una generazione intera di giovani americani e non solo americani.

Ho spiegato tutto questo a Marco e ai miei figli, un pezzo di storia che manca dai loro libri, le commemorazioni in fondo servono anche a questo.

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