Separarsi è difficile, meglio condividere l’esperienza con vecchie e nuove amiche

La psicologa Anna Zanon: Persino quando il matrimonio è stato estremamente deludente e i due coniugi sono arrivati al punto di odiarsi, difficilmente la separazione viene vissuta come una liberazione. Anzi, la maggioranza delle persone dopo il divorzio sperimenta un periodo di insicurezza personale e di estrema fragilità emotiva: a prescindere dalla durata del matrimonio, si esce dal divorzio in qualche modo “segnati” e cambiati. E’ la fine di un progetto di vita in cui si era creduto e scommesso, dei sogni per il futuro, di una relazione che si sperava sarebbe durata per sempre.

Il divorzio è una perdita affettiva importante che racchiude in sé tante altre perdite (economiche, pratiche, sociali, familiari, ecc) e in quanto tale è in grado di scuotere in modo profondo l’identità e l’autostima. Il coniuge che ” subisce” il divorzio soffre molto più a lungo e molto più intensamente, ma se riesce a superare questa esperienza così devastante, esce dalla separazione con Io più forte e con una rinnovata consapevolezza delle proprie capacità e delle possibilità che la vita può offrire.

Per le donne, inoltre, spesso, separarsi significa anche diventare volenti o nolenti capofamiglia e dover affrontare le trattative per l’affido condiviso dei figli e i battibecchi per ottenere regolarmente gli alimenti.

L’Associazione ADOC – donne capofamiglia di Torino sa che cosa significa tutto questo. L’ADOC intende lavorare per uscire dall’isolamento; promuovere i contatti fra le socie; ritrovare la serenità; far riconoscere i diritti delle donne capofamiglia; sensibilizzare gli enti competenti; il rispetto di questo nuovo modello di famiglia; cooperare con organizzazioni che perseguono scopi affini; far circolare esperienze e informazioni.

Anche a Treviso la coalizione separate e divorziate, da noi segnalata in precedente articolo, si prefigge di fare fronte ai problemi comuni.

LaDDeS Family FVG ONLUS a Pordenone e Fossalta di Portogruaro (VE) punta anche sulla sensibilizzazione dell’opinione pubblica, nei modi consentiti dalla legge, rispetto ai gravi disagi che vivono le donne ed i figli che insorgono nel periodo pre e post separazione e divorzio anche a causa della complessità dei procedimenti giuridici e dei prolungati tempi di risoluzione degli stessi. Gli obiettivi di LaDDes Family sono:

  1. prestare assistenza sociale e psicologica alle donne separate o divorziate o in attesa di separazione e divorzio o abbandonate;
  2. agire nei termini consentiti affinché siano cambiate le procedure giuridiche con cui sono assegnati gli alimenti così da renderle più snelle e concrete, di intervenire per eliminare eventuali inadempienze dagli obblighi stabiliti dalla legge anche in presenza di evasioni od elusioni fiscali;
  3. avvicinare la normativa del diritto di famiglia e corresponsione degli alimenti del nostro paese a quella degli altri paesi dell’UE, più favorevole alle donne;
  4. favorire l’inserimento delle donne divorziate e separate nel mercato del lavoro;
  5. sostenere e garantire il diritto all’educazione e all’istruzione dei figli minori delle donne separate e divorziate;
  6. promuovere, nei termini consentiti dalla legge, lo snellimento delle procedure giudiziarie in tempi brevi al fine di tutelare gli interessi primari dei minori e di evitare ulteriori aggravi economici alle donne che si separano;
  7. far riconoscere, in termini economici, all’atto della separazione, il lavoro che la donna ha svolto negli anni di matrimonio in qualità di collaboratrice domestica ed educatrice dei figli considerato l’impegno assunto in questo senso nella maggior parte dei casi da parte delle donne e la normativa vigente relativa alla parità dei diritti e dei doveri di uomini e donne.

A Padova nel 2006 esistevano 12.040 famiglie composte da un solo genitore con figli, il 12,4% delle famiglie totali (da una ricerca sulle famiglie padovane, da noi pubblicata nella sottorubrica Dati della rubrica Famiglia). Probabilmente ora sono anche di più. Nel 79% dei casi il genitore è la madre. Bisogna includere nel dato anche le madri vedove con figli adulti. Alcune di queste famiglie vedono dei conviventi o altri parenti.

Dei 12.040 nuclei monogenitoriali, il 41% (4935) ha figli minorenni. Insomma, queste forse sono quelle che toccano il nostro target, separate divorziate e donne giovani capofamiglia sole di fronte ai problemi.

Padovadonne un’associazione neonata che non possiede le risorse per attivare un supporto psicologico-legale di questo tipo a Padova, dove pare mancare un riferimento di questo genere per le donne separate e divorziate. Tuttavia, abbiamo ricevuto lettere di richiesta di aiuto.

Vorremmo proporre l’idea di attivazione di un gruppo di auto aiuto sul tema, a cui le persone possano manifestare interesse attraverso il nostro sito nella sezione commenti e (salvaguardando maggiormente la vostra privacy) scrivendo alla mail padovadonne.magazine@gmail.com.

Cos’è e cosa fa un gruppo di auto aiuto? I gruppi di auto – aiuto sono dei piccoli gruppi di persone che condividono la stessa situazione di vita o le stesse difficoltà. Si costituiscono volontariamente per cercare di soddisfare un bisogno, superare un problema, ottenere un cambiamento in maniera reciproca. Non utilizzano operatori professionali, se non per un ruolo definito e mai centrale, poiché la caratteristica dell’autonomia è fondamentale in un gruppo di supporto. Ecco quattro buoni motivi per costituire un gruppo di auto – aiuto:

  1. Per un supporto emotivo
  2. Per un sostegno informativo
  3. Per un aiuto materiale
  4. Per un’azione politico – sociale a difesa dei propri diritti.

Come si organizza praticamente? (suggerimenti di Tatiana Marconi, laureanda in psicologia con il Dott. Roberto Mucelli pubblicati sul sito http://www.lupus-italy.org/ )

Dopo aver raccolto le adesioni e deciso il giorno, ci si ritrova in un luogo concordato. Disponete le sedie in cerchio, in modo da potervi guardare tutti in viso e cercate di cominciare all’ora fissata, senza ritardi. Iniziate presentandovi solo col vostro nome di battesimo, usando il “tu”, dando una motivazione del perché avete voluto partecipare a questo incontro. Gioverà a ciascuno e aiuterà a creare tra di voi un legame di appartenenza.

Può iniziare a parlare l’organizzatore del gruppo, chiarendo subito e con decisione alcuni punti:

  1. Che tutto ciò che verrà detto nel gruppo, nel gruppo rimarrà.
  2. Che chi non se la sente ancora di parlare, non è obbligato a farlo, non subirà alcuna pressione in tal senso, né verrà giudicato negativamente per questo motivo. Semplicemente “regalerà” le sue confidenze in un altro momento. Tutti hanno i propri tempi e le proprie necessità.
  3. Che nessuno verrà criticato per quello che fa o non fa, presente o assente che sia. Emergeranno bisogni, paure, problemi, ma anche proposte: sarebbe utile che a turno si tenesse un verbale della riunione, da riguardare e commentare alla fine dell’incontro, e da cui trarre spunti per stilare un ordine del giorno per la prossima volta.

Durante la riunione evitate di mangiare, bere, e fumare. Potete riservarvi qualche minuto alla fine della riunione per discutere dove e quando dovrà riunirsi il gruppo la volta seguente (cercate di far passare al massimo solo due settimane!), se è il caso di concedervi un rinfresco prima o dopo la riunione, per sentire se c’è qualcuno che si offre volontario per svolgere il ruolo di facilitatore delle discussioni per la prossima riunione, ruolo che dovrà ruotare a turno, e che per questo primo incontro potrebbe svolgere chi di voi si è fatto promotore dell’iniziativa, per stabilire e discutere le norme da seguire.

Alla fine dell’incontro concedetevi qualche minuto per tenervi per mano in silenzio. Ripetete questa semplice azione alla fine di ogni riunione. Può capitare di sentirsi un po’ giù di corda alla fine dell’incontro perché ci si è fatti carico dei problemi degli altri o magari si sono ascoltate storie più gravi delle proprie.

Non scoraggiatevi! Avete fatto il passo più importante e coraggioso: uscire da voi stessi e incontrare l’altro. Ora ne dovete compiere un altro e un altro ancora. Insieme.

One thought on “Separarsi è difficile, meglio condividere l’esperienza con vecchie e nuove amiche

  1. Sono 12 anni che sono per vie legali per il mio divorzio e posso dire che i figli non vengono tutelati . ! È un problema ricevere l’assegno di mantenimento per i figli regolamente, impossibile avere le spese extra se non si fa causa e nemmeno facendola. Non vengo a a prendere i figli perché lavorato e per denunciarlli un’altra causa , affido condiviso a tutti anche ai padri fantasma che altre non dare assegni e partecipare alla vita dei figli la legge gli permette di detrarsi i figli . UNA VERGOGNA ITALIANA !!!! E LA COSA PEGGIORE NON C’È MOVIMENTO PER TUTELARE IL GENITORE CHE HA il fglio e nemmeno per la difesa per quest’ultimo. Invece tutela a divorziare velocemente e tutela della 2 famiglia !!!!

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